Blog / 11.06.2018

Isteroscopia: cosa è, per chi è indicata, come funziona

L’isteroscopia è un esame che, attraverso uno strumento sottile detto isteroscopio collegato a una telecamera consente di osservare l’utero dal suo interno, permettendo di diagnosticare  (isteroscopia diagnostica) e trattare (isteroscopia operativa) diversi tipi di patologie a carico dell’apparato riproduttivo femminile, che possono essere responsabili dell'infertilità.
Tramite questa metodologia è possibile analizzare non solo la cavità uterina, ma anche il canale cervicale, l’endometrio e gli osti tubarici.

«È un esame non molto invasivo ma utilissimo, a volte indispensabile, per individuare e trattare possibili cause di infertilità legate all'apparato riproduttivo femminile», spiega la Dottoressa Monica Antinori, specializzata in isteroscopia diagnostica, «In alcuni casi, infatti, il mancato concepimento può essere dovuto a patologie o malformazioni e rimuovendole si può ripristinare la fertilità naturale».
Ma in cosa consiste questo esame? Quali patologie permette di diagnosticare? È doloroso o pericoloso? Vediamo insieme tutto quello che c’è da sapere sull’isteroscopia diagnostica e operativa.

L’isteroscopia diagnostica: come funziona l’esame

La durata dell’esame è di pochi minuti e viene generalmente eseguito senza somministrazione di sedativi o anestesia (che può comunque essere effettuata su richiesta della paziente ed è invece necessaria in casi particolari).

Dopo aver disinfettato i genitali esterni e interni e posizionato lo speculum ginecologico, il ginecologo introduce attraverso l’ingresso del canale cervicale un’ottica di circa 3 mm di diametro, che percorre il canale cervicale fino a raggiungere la cavità uterina.

L’immagine viene quindi visualizzata su un monitor che è a disposizione anche della paziente, permettendole di seguire l’esame assieme all’équipe medica.

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Isteroscopia diagnostica: è dolorosa?

L’isteroscopia non è un esame particolarmente invasivo, ma può comunque dare alcuni fastidi durante il suo svolgimento: la paziente può avvertire lievi crampi addominali simili a quelli del ciclo mestruale, un fastidio scapolare provocato dall'irritazione nel nervo frenico da parte della CO2, sudorazione e nausea per l’attivarsi di un fenomeno detto “reazione vagale“ (che si verifica in una piccola percentuale di casi).
Al termine dell’esame, inoltre, possono comparire piccole perdite ematiche che proseguono nei giorni successivi per poi interrompersi spontaneamente.

Non si tratta di una metodica particolarmente pericolosa: il principale rischio è la perforazione dell’utero, una complicazione che può verificarsi soprattutto in presenza di aderenze che sovvertono la morfologia tipica dell’utero, rendendo difficoltosa la visione interna.

Isteroscopia diagnostica: quando è indicata

In alcuni casi, l’indicazione a sottoporsi a questa indagine emerge a seguito di un’ecografia che riscontra possibili malformazioni o patologie.
L’isteroscopia, però, è consigliata soprattutto in presenza di sintomi che facciano sospettare malformazioni o patologie a carico dell’utero. È il caso di perdite ematiche irregolari (cicli mestruali abbondanti, perdite ematiche in menopausa), poliabortività o pregressi fallimenti di trattamenti di fecondazione assistita.

Quali patologie si possono individuare con l’isteroscopia diagnostica?

  • Polipi localizzati nel canale cervicale o nella cavità uterina. Si tratta di neoformazioni benigne, generalmente asintomatiche, che sono spesso individuate durante un esame isteroscopico richiesto per altri motivi ma che nell’1% dei casi possono andare incontro, nel tempo, a trasformazione maligna. A seconda della tipologia e della profondità possono essere rimossi a livello ambulatoriale o tramite un intervento di isteroscopia operativa.

  • Miomi sottomucosi localizzati nel canale cervicale o nella cavità uterina. Neoformazioni benigne, in  questo caso di natura fibro-connettivale e consistenza teso-elastica che si sviluppano prevalentemente all'interno dell’utero anziché nella sua parete (da qui il termine sottomucoso). Viene generalmente diagnosticato con un controllo ecografico, spesso in seguito alla comparsa di mestruazioni piuttosto abbondanti o in caso di infertilità, e si ricorre all’isteroscopia per valutare l’entità della deformazione e la necessità di rimuoverla chirurgicamente, una soluzione indicata in caso di cicli mestruali abbondanti e prolungati e/o infertilità.
  • Sinechie, ovvero delle aderenze che si sono formate in utero come conseguenza di traumatismi causati da interventi chirurgici come raschiamenti (IVG, aborto spontaneo, revisione post partum) o miomectomie (laparotomiche o isteroscopiche), ma che possono rappresentare anche l’esito di fenomeni infiammatori come l’endometrite. Se molto estese, possono sovvertire l’anatomia normale dell’utero e provocare irregolarità mestruali (ipomenorrea) sino alla totale assenza di mestruazioni (Sindrome di Asherman) o problemi di infertilità, per questo generalmente di ricorre all’isteroscopia operativa per rimuoverle.
  • L’isteroscopia diagnostica permette di individuare anche eventuali ispessimenti endometriali patologici e le malformazioni uterine, che consistono in alterazioni della morfologia dell’utero e sono dovute ad anomalie durante i processi embrionali di formazione dell’apparato riproduttore femminile, a carico di particolari strutture detti Dotti di Muller. Esse vengono perciò anche dette “malformazioni mulleriane” e interessano tra lo 0,1 ed il 3% della popolazione. 

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Isteroscopia operativa

Se durante la fase diagnostica vengono individuate delle patologie a carico dell’apparato riproduttivo, si procede con l’isteroscopia operativa, ovvero con la rimozione o correzione endoscopica di queste patologie.
Si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico, che prevede l’impiego di uno strumento operativo che consenta l’introduzione nell’utero di appositi dispositivi (micropinze, microforbici, anse da resezione….).

Le dimensioni di questo strumento sono maggiori rispetto a quello diagnostico (5,5 o 9,5 mm) e rendono necessaria la dilatazione del canale cervicale per consentire l’ingresso dello strumento in utero.
L’intervento viene generalmente eseguito in anestesia e normalmente prevede una degenza di un unico giorno (dalla mattina alla sera).

Le principali applicazioni terapeutiche dell’isteroscopia sono:

  • biopsie mirate
  • rimozione di polipi
  • rimozione di miomi sottomucosi
  • correzione di malformazioni (setti uterini parziali o completi,utero T shaped)
  • lisi di aderenze
  • rimozione di dispositivi intrauterini (IUD) o di corpi estranei
  • ablazione endometriale

>> Leggi anche: Infertilità femminile, quali sono gli esami da effettuare? <<

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