La riproduzione assistita


Tutte le fasi di sviluppo embrionale nella riproduzione assistita

Tecniche di fecondazione assistita

Con la dizione di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) si è soliti far riferimento ad una serie di procedure mediche, chirurgiche e biologiche finalizzate a favorire il processo riproduttivo, superando gli stati patologici inficianti la fertilità della coppia.
Le tecniche di PMA sono applicate in base al principio della gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività” Art. 4 Legge 40/2004.

Oggi i bambini nati da PMA sono circa due milioni in tutto il mondo. La rapidità di sviluppo di queste tecnologie riflette anche il rilevante incremento dei casi di infertilità che si è osservato negli ultimi decenni: circa 1/5 delle coppie si confronta con iniziali insuccessi riproduttivi che spingono alla richiesta di consulenze specialistiche. Inoltre, le procedure di PMA hanno reso possibile un vertiginoso progresso nella conoscenza delle differenti fasi del processo riproduttivo. L’apice dell’evoluzione tecnologica del settore è rappresentato dalle tecniche di crioconservazione e di micromanipolazione dei gameti che attualmente offrono valide opportunità riproduttive anche in presenza di gravissime alterazioni del liquido seminale o in tutte quelle condizioni cliniche che richiedono una preventiva preservazione della fertilità (chemioterapia, riduzione della riserva ovarica). Ancora, le tecniche di PMA offrono l’opportunità di eseguire un’analisi genetica del prodotto del concepimento, ancor prima che questo venga trasferito in utero. Tuttavia, è necessario sottolineare come la rapidità di sviluppo delle metodiche di PMA abbia sollevato diverse perplessità di tipo bioetico e legislativo .

La storia

Nel quinto secolo a.c. si credeva che uomini e donne producessero due liquidi organici dotati ciascuno di una specifica “forza”, la cui mistura desse luogo alla nascita di figli maschi o femmine in caso di predominanza rispettivamente del liquido maschile o del liquido femminile. Nei secoli successivi Aristotele individuò quale stadio primario dell’essenza umana l’ uovo della femmina. Al liquido maschile il potere di plasmarlo. Quindi, secondo questa teoria, il maschio conferirebbe alla vita umana la forza immateriale, la femmina la sostanza. Intorno al 1530 il medico, alchimista Paracelso elaborò addirittura una “ricetta” per la creazione in vitro di un essere vivente. Il punto di partenza di questa ricetta era il seme dell’uomo, imputridito per quaranta giorni in un alambicco al calore del ventre equino. Il piccolo fanciullino in questo modo generato doveva poi essere nutrito con l’arcano del sangue umano per quaranta settimane. Al termine si sarebbe formato un vero e proprio bambino umano ma dalle dimensioni estremamente ridotte. Nel 1677 l’olandese Antony van Leeuwenhoek realizzò un microscopio che raggiungendo il potere di 200 ingrandimenti gli consentì per la prima volta di osservare uno spermatozoo umano. Ma solo verso la metà del 1700 Lazzaro Spallanzani riusci a dimostrare tramite un sperimento eseguito sulle rane, che senza il contatto del liquido seminale con l’uovo non si aveva la fecondazione. Egli fu tra l’altro il primo che operò la fecondazione artificiale nel cane. Questa sua scoperta fu ulteriormente approfondita dallo zoologo tedesco Hertwig nel 1875 il quale dimostrò, nel riccio di mare, che solo una cellula spermatica penetra l’ovulo per fecondarlo creando le basi scientifiche per le ricerche seguenti che culminarono nella prima inseminazione intrauterina (fecondazione intra-corporea) eseguita nell’uomo da Hunter nel 1786.
Lo studio della fisiologia della riproduzione umana è proseguito nei due secoli successivi fino al 25 luglio 1978, giorno storico in cui presso il General Hospital di Oldham vicino Manchester, nacque la prima bambina “concepita in provetta”(fecondazione extracorporea): Louis Brown, 2 chili e 600 grammi, venuta al mondo grazie alle instancabili ricerche dei Professori Robert Edward e Patrick Steptoe. La tecnica impiegata in quel primo rivoluzionario caso era la Fivet (Fecondazione In Vitro e Trasferimento Embrionale) un incontro in provetta tra i gameti dando luogo alla formazione di embrioni, successivamente trasferiti nell’utero materno, utile soprattutto nei casi di infertilità femminile dovuta ad occlusione tubarica . Nuove tecniche seguirono per la risoluzione dell’infertilità maschile (visto che quando gli spermatozoi sono pochi e lenti la Fivet perde la sua efficacia), cosidette di “micromanipolazione”,per consentire a spermatozoi deboli di fecondare l’ovulo inserendoli meccanicamente al di sotto della membrana esterna dell’ovulo (SUZI: Sub-Zonal Insemination) o direttamente al suo interno (ICSI: Intra-Cytoplasmatic Sperm Injection). Le prime nascite al mondo da tecnica SUZI furono ottenute presso il centro Raprui e pubblicate dalla rivista scientifica “THE LANCET” nel marzo del 1990. In seguito a questi positivi riscontri vennero riportate dal gruppo del Professor Palermo nel 1992 le prime gravidanze da tecnica ICSI . Va infine ricordato un altro importante traguardo raggiunto nell’ambito del trattamento dell’infertilità: la possibilita di avere figli in menopausa grazie all’ impiego di ovuli appartenenti ad una donatrice, metodica dimostratasi efficace e sicura anche per donne con età superiore ai 45 anni in perfette condizioni fisiche di base (Antinori 1993;1995; 2002).