Blog / 05.11.2018

Disturbi alimentari e infertilità: c’è un legame?

Disturbi alimentare e infertilità sono collegati? Anoressia, bulimia e bigoressia interessano oltre 3 milioni di Italiani, in grandissima parte donne: secondo le stime, infatti, quasi il 96% dei casi colpiscono la popolazione femminile. Queste patologie portano la persona affetta ad avere un rapporto distorto con cibo, peso e immagine corporea ed hanno un impatto negativo non solo sulla salute ma anche sulla fertilità.

Disturbi alimentari e fertilità: quale impatto?

Disturbi alimentari e infertilità impatto

Si stima che circa il 12% dei casi di infertilità femminile sia dovuta a fattori legati al peso (sovrappeso o sottopeso) e in molti casi i disturbi alimentari sono i principali responsabili di squilibri ovulatori che impediscono di fatto il raggiungimento di una gravidanza. La restrizione alimentare, il sottopeso e le carenze nutrizionali, infatti, sono all’origine di cambiamenti neuro-ormonali a carico di ipotalamo e ipofisi che inibiscono la produzione di GnRH, provocando un’alterazione del rilascio delle gonadotropine (FSH ed LH), gli ormoni che stimolano lo sviluppo, la maturazione e il mantenimento delle funzioni delle ovaie e dei testicoli.

Negli uomini questo si concretizza in problematiche legate alla spermatogenesi (e quindi nella qualità dello sperma) mentre nelle donne comporta un’alterazione dell’ovulazione, determinando cicli irregolari quando non amenorrea. Nella maggior parte dei casi, il ripristino del normopeso è sufficiente a ritornare a uno stato di naturale fertilità; nelle situazioni più gravi, invece, il recupero delle funzioni ovariche può dimostrarsi  difficile e non scontato.

Vediamo nello specifico qual è il rapporto tra disturbi alimentari e infertilità e come le diverse patologie possono influenzare le capacità riproduttive.

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Disturbi alimentari e infertilità: l’anoressia

I pazienti affetti da anoressia nervosa manifestano un rifiuto del cibo che nasce da una forte paura di ingrassare (anche in presenza di evidente sottopeso) e da una preoccupazione estrema per il peso e l'aspetto fisico.

Nelle pazienti anoressiche – che presentano un indice di massa corporea inferiore a 17,5 – sopravviene l’amenorrea come forma di difesa dell'organismo, che cerca di risparmiare al massimo le sue energie. Il corpo, privo di nutrienti, non è in grado di far maturare l’ovulo, pertanto interrompe il ciclo ovulatorio, una condizione che si manifesta con la mancanza della mestruazione che si protrae per almeno tre mesi.

Questo può essere il primo segno dell’anoressia nervosa e può manifestarsi prima ancora che il dimagrimento sia visibilmente preoccupante. Per questo, è fondamentale che in presenza di amenorrea il ginecologo ne indaghi approfonditamente le cause: individuare il problema in una fase precoce è infatti essenziale per un recupero veloce e completo. Recupero che, è importante ricordare, non coincide necessariamente con il ripristino del normopeso: in alcuni casi, l’uscita dalla condizione di anoressia precede anche di alcuni mesi il ristabilirsi della normale funzione ovarica e delle mestruazioni.

Se l’anoressia nervosa si protrae a lungo nel tempo, l’impatto sul funzionamento delle ovaie può essere più profondo e, in alcuni casi, non recuperabile naturalmente. Uno studio condotto dai ricercatori del King College e della University College di Londra su disturbi alimentari e infertilità ha messo alla luce come il 39,5% delle donne che hanno sofferto in passato di patologie del comportamento alimentare impiegano oltre sei mesi in più delle altre per arrivare ad una gravidanza. Non solo: le pazienti che avevano trascorsi di anoressia, avevano avuto bisogno di stimolare la loro fertilità con tecniche di procreazione assistita nel doppio dei casi rispetto alla popolazione generale.

Disturbi alimentari e infertilità: la bulimia

La bulimia è caratterizzata da una fame vorace, dal bisogno di mangiare a dismisura salvo poi provare sensi di colpa per il cibo ingurgitato: in alcuni casi il cibo viene quindi viene vomitato, in altri si cerca di “equilibrare” l’apporto nutrizionale obbligandosi a periodi di digiuno o di sottonutrizione più o meno prolungati.

Come nel caso dei pazienti anoressici, questa patologia ha delle conseguenze sulla fertilità a causa della carenza di sostanze nutritive fondamentali. La periodica assunzione smodata di cibo che caratterizza questa patologia, però, permette di assimilare una quantità di nutrienti maggiore. Per questo, in molti casi ciclo ovulatorio – e conseguentemente il ciclo mestruale – diventa irregolare, ma non si verifica il blocco completo dell’ovulazione e della mestruazione.

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Disturbi alimentari e infertilità: la bigoressia

Disturbi alimentari e infertilità bigoressia

Conosciuta anche come anoressia riversa, dismorfia muscolare o vigoressia, la bigoressia è un disturbo del comportamento alimentare che si caratterizza come opposto rispetto all’anoressia nervosa. Chi ne è affetto, infatti, ha una continua e ossessiva preoccupazione per quanto riguarda la propria massa muscolare e una rappresentazione del corpo sempre troppo gracile rispetto a quella reale.

È una patologia che colpisce più spesso gli uomini – anche se un numero sempre maggiore di donne ne è interessato – e si traduce in un’ossessione per il proprio fisico, spesso associata a diete iperproteiche e all’assunzione di anabolizzanti. Chi ne è affetto, inoltre, arriva a trascurare la propria vita in favore dell’allenamento e a vivere con stress l’impossibilità di allenarsi.

I pazienti affetti da anoressia riversa vanno incontro a problematiche come insufficienza renale ed epatica, ma anche a squilibri che possono determinare l’infertilità. Questi sono legati sia all’eccesso di attività sportiva che è stato dimostrato essere uno dei fattori di rischio – ma anche ad un’alimentazione sbilanciata e priva di importanti nutrienti e, non ultimo, all’assunzione di farmaci che possono pregiudicare le capacità riproduttive.

Poiché gli anabolizzanti sono sostanze con un’azione biologica simile a quella esercitata naturalmente dal testosterone prodotto dai testicoli, infatti, la loro assunzione può provare atrofia testicolare. Questo accade perché, visto che il testosterone viene introdotto dall’esterno, il corpo ne blocca la sintesi. Nelle donne, invece, l’utilizzo di anabolizzanti può bloccare l’ovulazione e provocare l’amenorrea.

Disturbi alimentari e infertilità: l’ortoressia

Sebbene non sia classificata come un vero e proprio disturbo alimentare – non è infatti inserito all’interno del  DSM-5, il manuale di diagnostica dei disturbi mentali – si sente sempre più spesso parlare di ortoressia. Con questo termine si indica l’ossessione verso l’alimentazione sana, naturale e dietetica e un’attenzione smodata al controllo delle calorie assunte. Questa fissazione verso il cibo “sano” si traduce spesso in un’eliminazione di intere categorie di alimenti (ad esempio i grassi) e, quindi, in una condizione di malnutrizione di cui spesso il paziente non è conscio, poiché è convinto di seguire un perfetto regime alimentare.

Diversamente dagli altri disturbi alimentari, il focus non è sul dimagrimento o sulla forma fisica, quanto piuttosto sull’esclusione di cibi riconosciuti come non sani. Un intento apparentemente positivo che spesso, però, finisce per scadere in un fanatismo alimentare che fonda le sue convinzioni in conoscenze spesso superficiali. In molti casi, infatti, l’alimentazione di chi è affetto da questo disturbo non si fonda su approfondite conoscenze nutrizionali quanto piuttosto su convinzioni personali o pseudoscientifiche diffuse. Questo può portare a gravi carenze nutrizionali che, nel tempo, possono dare origine a squilibri che si riflettono sulla fertilità, causando danni alla spermatogenesi nel caso degli uomini e alla funzione ovarica nel caso delle donne.

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