Blog / 03.09.2018

Quali sono le fasi del trattamento di PMA?

Per chi si avvicina a un percorso di fecondazione assistita è spesso difficile capire quali sono le fasi del trattamento di PMA. Come si inizia? Quali sono gli step? Sono tutti necessari? Rispondiamo insieme a queste domande vedendo nel dettaglio come funziona un percorso presso un centro specializzato e analizziamo nel dettaglio le fasi del trattamento di PMA.

Le fasi del trattamento di PMA: l’inizio del percorso

fasi del trattamento di PMA consulto

  1. La parte più difficile: chiedere aiuto. Ricordate, una telefonata potrebbe cambiarvi la vita, quindi se avete paura di essere infertili, componete il numero e chiamate un centro specializzato per un consulto. Al momento dell'appuntamento, ti verrà richiesto 
  2. Il primo consulto. Finalmente il grande giorno è arrivato. Quella della prima visita è una delle  più importanti fasi del trattamento di PMA, ma come funziona? Incontrerete il ginecologo, che approfondirà l’indagine sulla base dell’anamnesi ed effettuerà un’ecografia transvaginale. A seconda dei centri, verranno offerti dei servizi collaterali, come il prelievo di sangue per la donna per la rilevazione dell’ormone antimulleriano e la valutazione della riserva ovarica, mentre all’uomo potrebbe essere richiesto un campione di liquido seminale per effettuare esami diagnostici specifici. Il medico richiederà quindi esami di approfondimento diagnostico a seconda del singolo caso (ad esempio analisi infettive o genetiche o esami specifici per la fertilità).
  3. Una volta pronti i risultati degli esami, lo specialista studierà la strategia più adatta al vostro caso e vi illustrerà il piano clinico e terapeutico da seguire in tutte le fasi del trattamento di PMA, nonché la tecnica di fecondazione assistita più indicata.

>> VIDEO | Come funziona il primo consulto al Centro Raprui? <<

Le fasi del trattamento di PMA: l’inseminazione intrauterina (IUI)

Il medico potrebbe decidere di procedere con un’inseminazione intrauterina, la tecnica più semplice e meno invasiva di procreazione assistita: l'incontro tra i gameti avviene infatti all’interno del corpo (in vivo e non in vitro). Ma quali sono le fasi del trattamento di PMA di primo livello?

  1. Se necessario, la donna inizia un percorso di monitoraggio dell'ovulazione, che può essere spontanea o stimolata da farmaci specifici. L’ovulazione viene monitorata con dosaggi ormonali (estradiolo, progesterone, LH) e monitoraggi ecografici da effettuarsi in giorni prestabiliti in base alle indicazioni dello specialista.
  2. Il giorno presunto dell'ovulazione, il partner raccoglie un campione di liquido seminale presso il centro di PMA, che viene poi preparato in laboratorio per migliorarne le caratteristiche (motilità, progressione…). Per una corretta raccolta del liquido seminale, devono essere osservati 3/4 giorni di astinenza dai rapporti sessuali.
  3. Il liquido seminale viene rilasciato direttamente dentro la cavità uterina, da cui gli spermatozoi risaliranno le tube per dirigersi verso l’incontro con l’ovulo. La fecondazione, quindi, avverrà naturalmente.

>> VIDEO | Inseminazione intrauterina (IUI) presso il centro Raprui <<

Le fasi del trattamento di PMA: la preparazione e il pick-up

Nel caso invece si proceda con una tecnica di PMA di secondo o terzo livello, è necessaria una preparazione per poter recuperare gli ovuli che saranno successivamente fecondati in vitro con una delle tecniche disponibili.

Nel caso uno dei componenti della coppia non sia nella condizione di produrre gameti (es. menopausa per la donna, azoospermia per l'uomo), è possibile accedere a un trattamento di fecondazione eterologa (ovodonazione o eterologa maschile) utilizzando materiale biologico di un donatore o una donatrice anonimi. Per conoscere nel dettaglio i passaggi di questo tipo di trattamento clicca qui

  1. La donna inizia un percorso di stimolazione ovarica con farmaci specifici per avere più ovuli a disposizione per il trattamento. L’ovulazione viene monitorata con dosaggi ormonali (estradiolo, progesterone, LH) e monitoraggi ecografici da effettuarsi in giorni prestabiliti in base alle indicazioni dello specialista. È bene ricordare che, in questa fase, si visualizzano ecograficamente “ follicoli" e non “ovociti” (come spesso equivocato da alcuni pazienti) e che il numero di tali follicoli potrebbe non coincidere con quello degli ovociti prodotti/recuperati.
  2. Il liquido contenuto nei follicoli viene aspirato sotto guida ecografica sono prelevati durante un piccolo intervento in sedazione (pick-up);
  3. Il giorno dell'aspirazione follicolare, il partner raccoglie un campione di liquido seminale, che viene poi preparato in laboratorio per migliorarne le caratteristiche (motilità, progressione…). Per una corretta raccolta del liquido seminale, devono essere osservati 3/4 giorni di astinenza dai rapporti sessuali. Nel caso il partner sia risultato azoospermico, è possibile procedere con un tentativo di recupero testicolare degli spermatozoi.

>> Leggi anche - Prelievo ovocitario: come funziona il pick-up? <<

Le fasi del trattamento di PMA: l’inseminazione, la coltura embrionale e il transfer

Gli ovuli recuperati vengono quindi inseminati in vitro. In questa fase, i passaggi effettuati sono diversi a seconda del tipo di tecnica utilizzata, che dipende dalle caratteristiche della coppia e dai risultati degli esami diagnostici.

FIVET

  1. Ovulo e spermatozoi vengono messi nella stessa piastra di coltura dove la fecondazione avviene in modo spontaneo;
  2. Gli ovuli fecondati vengono tenuti in coltura per 2, 3 o 5 giorni (nel caso di coltura a blastocisti).

ICSI

  1. Uno spermatozoo viene inserito meccanicamente all’interno del citoplasma dell’ovulo tramite una microiniezione;
  2. Gli ovuli fecondati vengono tenuti in coltura per 2, 3 o 5 giorni (nel caso di coltura a blastocisti).

IMSI

  1. Il campione seminale viene analizzato sotto il profilo morfologico con un sistema ad alto ingrandimento (6600 volte) che consente di rilevare caratteristiche ultrastrutturali non evidenziabili con un comune spermiogramma e di individuare lo spermatozoo migliore del campione secondo i criteri della metodica MSOME.
  2. Lo spermatozoo scelto viene  inserito meccanicamente all’interno del citoplasma dell’ovulo tramite una microiniezione, come nella ICSI;
  3. Gli ovuli fecondati vengono tenuti in coltura per 2, 3 o 5 giorni (nel caso di coltura a blastocisti).

A questo punto, nei casi di cicli a fresco si procede con il trasferimento degli embrioni in utero.

Se necessario, prima di procedere al trasferimento degli embrioni in utero, viene praticato sull'embriome il laser assisted hatching, lo “sgusciamento assistito” dell’embrione: nel caso la membrana protettiva (zona pellucida) sia troppo spessa o rigida, infatti, per aiutare l’embrione a liberarsene e impiantarsi correttamente, la zona pellucida viene assottigliata o forata tramite l’utilizzo di un apposito laser (è una procedura assolutamente atraumatica e che non prevede lo sviluppo di calore).

Dopo 14 giorni, è possibile effettuare il test di gravidanza tramite prelievo di sangue e rilevazione dell’ormone Beta HCG.

Nel caso in cui gli embrioni prodotti non siano trasferibili, o nel caso esista un surplus di embrioni rispetto a quelli trasferibili, gli embrioni sono sottoposti a trattamento con crioprotettori e congelati in azoto liquido a -196°.

Le fasi del trattamento di PMA: la diagnosi genetica preimpianto

fasi del trattamento di pma diagnosi preimpianto

Nel caso di coppie affette da malattie genetiche ereditarie, degli embrioni può essere effettuata la diagnosi genetica preimpianto PDG per la rilevazione delle mutazioni geniche embrionali, che consente di selezionare esclusivamente gli embrioni non affetti dalla patologia genetica ereditaria da trasferire in utero. La PGD prevede le seguenti fasi:

    1. Raccolta preliminare di campioni biologici dei partner per elaborare un kit genetico personalizzato che servirà come base per la diagnosi;
    2. Ciclo di PMA con coltura degli embrioni fino allo stadio di blastocisti (120 ore);
    3. Biopsia embrionale e vetrificazione;
    4. Risultati della diagnosi preimpianto circa 2 settimane dopo.

Nel caso di pazienti con casi poliabortività, precendenti fallimenti di PMA o età biologica materna avanzata, può essere effettuata la diagnosi genetica preimpianto PGS per la rilevazione delle anomalie cromosomiche embrionali, che consente di aumentare le possibilità di gravidanza selezionando esclusivamente gli embrioni privi di alterazioni cromosomiche da trasferire in utero. La PGS prevede le seguenti fasi:

    1. Ciclo di PMA con coltura degli embrioni fino allo stadio di blastocisti (120 ore);
    2. Biopsia embrionale e vetrificazione;
    3. Risultati della diagnosi preimpianto circa 2 settimane dopo.

>>  Leggi anche | Diagnosi genetica preimpianto. Per chi è indicata? <<

Le fasi del trattamento di PMA: lo scongelamento e il transfer

  1. La preparazione al trasferimento di embrioni vetrificati può avvenire su un ciclo spontaneo, senza l’ausilio di alcun farmaco o, preferibilmente, previa assunzione di farmaci specifici per la preparazione dell’endometrio. Attraverso monitoraggi ecografici viene quindi verificata la crescita dello spessore endometriale per individuare il momento più adatto per il transfer;
  2. Gli embrioni vengono scongelati e ne viene valutata sopravvivenza e qualità;
  3. Il giorno del transfer, prima di procedere al trasferimento degli embrioni in utero in caso di ispessimento o irrigidimento della membrana può essere praticato il laser assisted hatching;
  4. Gli embrioni sono quindi trasferiti in utero;
  5. Una volta effettuato il transfer, la coppia dovrà attendere 14 giorni prima di effettuare il test di gravidanza tramite prelievo di sangue per la rilevazione dell’ormone Beta HCG.

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