/ 05.02.2021

Sentirsi in famiglia è fare famiglia

mani-genitori-raprui-fecondazione-assistita-figli-infertilità-fivetIo e mio marito abbiamo 35 e 34 anni, ma già da tre anni provavamo ad avere figli. All’inizio l’abbiamo presa molto in tranquillità ma dopo un anno che non riuscivamo ci siamo rivolti a un ginecoloco. Dalle analisi una tuba risultava completamente chiusa e la soluzione proposta fu: “monitoraggi e rapporti mirati”.

Dopo un altro anno di tentativi sono cominciate le crisi di panico. Psicologicamente ci è venuta a mancare la libertà di vivere un normale rapporto di coppia; uno stress inutile perché non siamo riusciti a ottenere nulla. I soldi che stavamo spendendo in monitoraggi, visite e analisi era meglio metterli da parte per tentare con una strategia diversa. Avevo sentito parlare di fecondazione assistita ma ho temporeggiato.

Durante una vacanza ho avuto un brutto incidente e nel periodo di recupero tutti i giorni prendevo il treno per andare a fare fisioterapia a Roma. Sul treno l’incontro con una vecchia amica d’infanzia è stato provvidenziale: lavorava proprio in una clinica di fecondazione! Dopo essermi confidata e confrontata con lei ho chiamato la RAPRUI, la clinica in cui lavorava, per prendere informazioni in attesa di recuperare dall’incidente. L’infortunio, che fino a quel momento mi sembrava una sventura, si era trasformato in un segno del destino.

La dott.ssa Monica Antinori ci ha consigliato di procedere con una ICSI spiegandoci tutto il percorso nei minimi dettagli. Non è stato traumatico, sinceramente ho un ricordo bellissimo del percorso che abbiamo vissuto come un viaggio. La paura non mancava, soprattutto legata alle aspettative perché un fallimento ci avrebbe fatto abbandonare definitivamente la ricerca di un figlio. C’era anche tanta curiosità e da RAPRUI ci hanno aiutato a vivere tutto nel modo giusto.

Per professionalità e capacità tecniche sono eccezionali. Per facilitare il transfer hanno utilizzato la tecnica del laser assisted hatching, ovvero lo "sgusciamento assistito" dell’embrione. Al momento del transfer, riuscire a immaginare una stellina che cadeva nella mia pancia è l’emblema della serenità con cui ho vissuto ogni momento.

La cosa magica è che abbiamo cominciato questo percorso, fin dalla stimolazione ovarica, in contemporanea con un’altra coppia di amici, anche loro seguiti da RAPRUI. Ci siamo supportati a vicenda e fortunatamente è andato subito a buon fine per tutti. È stato come fare un grande viaggio di famiglia, per questo ringrazio ancora tutti per questa grande esperienza.

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