Blog / 23.07.2018

Tecniche di PMA: facciamo chiarezza

IUI, FIVET, ICSI, IMSI… districarsi tra gli acronimi delle tecniche di PMA e capire esattamente quali sono le differenze tra i diversi trattamenti non è facile, soprattutto per chi è ai primi approcci con la fecondazione assistita. Questo post è dedicato proprio a chi si avvicina al mondo della PMA e a tutti i curiosi che vogliono sapere qualcosa in più sulla medicina della riproduzione: scopriamo insieme quali sono le tecniche di PMA e le loro caratteristiche.tecniche di pma

Le tecniche di PMA di 1° livello: l’inseminazione intrauterina

L’inseminazione intrauterina (conosciuta anche come IUI) è la meno invasiva tra le tecniche di PMA. La fecondazione, infatti, avviene all’interno del corpo e, pertanto, non prevede il prelievo degli ovuli e l’inseminazione in vitro.

Il liquido seminale deve essere raccolto dopo un’astinenza di 3/4 giorni e, dopo essere stato preparato dal laboratorio, viene rilasciato direttamente all’interno della cavità uterina. Da lì, gli spermatozoi risalgono attraverso le tube verso l’incontro con l’ovulo: la fecondazione, quindi, avviene spontaneamente.

Non è obbligatorio ricorrere alla stimolazione ormonale: l’ovulazione può avvenire naturalmente – ovviamente dipende dai singoli casi – ma viene preventivamente verificata attraverso dosaggi ormonali e monitoraggi ecografici.

Questa tecnica, le cui percentuali di successo si aggirano intorno al 10-15% per ogni tentativo, è consigliata nei casi di infertilità maschile dovuti ad alterata eiaculazione, alterazione lieve dei parametri seminali e impotenza e ai casi di infertilità femminile legati ad alterazioni del muco cervicale, fattori immunologici o disfunzioni ovulatorie. È la più antica tra le tecniche di PMA e viene praticata sin dagli anni ’30 del 1800.

>> Leggi anche: Inseminazione Intrauterina (IUI) presso il Centro Raprui <<

Le altre tecniche di PMA: FIVET, SUZI, ICSI, IMSI

La prima tecnica di fecondazione in vitro (all’esterno del corpo umano) a permettere la nascita di un neonato è stata la FIVET: il 25 luglio 1976 è venuta alla luce Louise Brown, concepita attraverso questo metodo grazie al lavoro di Robert Edwards, Patrick Steptoe e Jean Putry.

Questo tipo di tecnica è indicata in tutti quei casi in cui la fecondazione non riesce ad avvenire in maniera spontanea (disturbi dell’ovulazione, fattori immunologici, endometriosi, patologia tubarica, oligo-astenospermia di grado lieve) ed è quindi necessario realizzare artificialmente l’incontro tra spermatozoo e ovulo in provetta (in vitro).

La donna viene sottoposta a stimolazione ovarica per poter avere più ovuli a disposizione per il trattamento, che sono poi recuperati durante un piccolo intervento in sedazione (pick-up). Ovulo e liquido seminale, quindi, sono posti nella medesima piastra, dove la fertilizzazione avviene in maniera naturale. Gli embrioni vengono quindi tenuti in coltura per 3 o 5 giorni, e successivamente sono trasferiti in utero.

>> Leggi anche: Come funziona il transfer embrionale? <<

La FIVET ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel campo della medicina della riproduzione, ma sin dagli anni ‘80 i ricercatori hanno proseguito la ricerca cercando di sviluppare tecniche di PMA che permettessero di superare i casi più gravi di infertilità maschile. In natura, infatti, la morfologia e la motilità dello spermatozoo sono indispensabili alla fecondazione dell’ovocita nelle fasi di avvicinamento, legame e penetrazione; quando il movimento dello spermatozoo risulta mancante o molto debole, queste fasi non possono realizzarsi, e lo stesso avviene in presenza di morfologie alterate. Per superare il problema, quindi, si ricorre all’inserimento meccanico degli spermatozoi (più frequentemente di un singolo spermatozoo) all’interno dell’ovulo tramite una microiniezione. 

Uno dei primi trattamenti di questo tipo è stata la SUZI (inseminazione subzonale), realizzata nel 1989 da Simon Fishel e Severino Antinori (fondatore del Centro Raprui). Questa tecnica è la progenitrice della ICSI, o inezione intracitoplasmatica, che l’ha gradualmente sostituita e che ancora oggi viene utilizzata nei centri di PMA.

La ICSI ha rappresentato un’acquisizione scientifica decisiva nella lotta contro la sterilità maschile: è infatti indicata in tutti casi in cui motilità e numero di spermatozoi siano gravemente ridotti.

tecniche di pma icsi

Ma come funziona questa tecnica? Gli step preparatori sono gli stessi della FIVET; gli ovociti recuperati, però, non vengono semplicemente “fatti incontrare” in provetta con gli spermatozoi, ma l’embriologo effettua una microiniezione nell’ovulo e un singolo spermatozoo viene inserito meccanicamente all’interno del citoplasma.
(Nel caso della SUZI più spermatozoi venivano rilasciati sotto la zona pellucida: ecco un’immagine per capire meglio la differenza tra queste due tecniche di PMA).  

tecniche di pma icsi suzi

In casi particolarmente gravi, si ricorre alla IMSI, una versione “più avanzata” della ICSI: la tecnica di inseminazione è la stessa, ma cambiano le modalità di selezione dello spermatozoo che viene inserito nell’ovulo. Nella Intracytoplasmic Morphologically Selected Sperm Injection (ovvero ICSI con selezione degli spermatozoi ad alto ingrandimento), infatti, 150 spermatozoi vengono ingranditi ben 6600 volte e vengono analizzati secondo i criteri della metodica Msome per individuare gli spermatozoi morfologicamente migliori e potenziare la qualità degli embrioni prodotti, aumentando la percentuale di successo del tentativo di fecondazione assistita, sia che si tratti del primo tentativo sia, soprattutto, in caso di fallimenti ripetuti. 

È una tecnica che viene utilizzata in condizioni particolarmente problematiche, come:

  • Oligoastenospermia severa (numero spermatozoi < 1 milione/ml)
  • Teratozoospermia severa (≥ 95%)
  • Azoospermia
  • Pazienti con precedenti fallimenti ICSI/FIVET
  • Alto tasso di frammentazione del DNA spermatico
  • Poliabortività

Nel Centro Rapui, in cui viene utilizzata dal 2005, sono già nati oltre 1000 bambini grazie a questa tecnica.

>> Leggi anche: MSOME, quali sono i criteri di selezione degli spermatozoi? <<

4 Risposta

  1. Salve io dovrei un icsi potrei sapere il costo
    • raprui
      Gentile Floriana, grazie per averci scritto. Il prezzo medio di una icsi è intorno ai 4500 ma, trattandosi di trattamenti personalizzati, per avere una cifra precisa è necessario prendere un appuntamento per un consulto. Ti auguro una buona giornata.
  2. 3 embrioni congelati. 2 abortiti, il primo a luglio scorso, il secondo a febbraio. Ho 42 anni. Mi è stato detto che il problema è immunologico avendo la tiroidute Hascimoto. Ho ancora un embrione e non voglio sprecarlo. Ci sono delle cure preventive che posso fare? Grazie.
    • raprui
      Gentile Maria Grazia, grazie per averci scritto. Purtroppo non possiamo rispondere a questo tipo di domande in questa sede, perché è necessario approfondire la tua situazione incontrando uno dei nostri specialisti di persona. Ti invito a prendere appuntamento per un consulto chiamando lo 06 3750 1045. Ti auguro una buona giornata.

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