Abbiamo iniziato a cercare una gravidanza circa otto anni fa, poco dopo esserci sposati. Io avevo 26 anni, mio marito 37. All’inizio abbiamo provato naturalmente però non c’erano risultati. A quel punto con la mia ginecologa abbiamo iniziato gli accertamenti.
Dall’esame delle tube è emerso che erano entrambe chiuse. Durante l’esame una si è parzialmente aperta, ma dai monitoraggi successivi si è visto che proprio da quel lato erano presenti cisti che probabilmente interferivano con l’impianto.
Su consiglio di un parente della Calabria siamo arrivati alla clinica Raprui, dove abbiamo iniziato un percorso più strutturato. Inizialmente abbiamo continuato con monitoraggi e tentativi naturali, ma non avendo risultati siamo passati alla PMA.
Durante il percorso è emersa anche un’altra problematica: i valori delle transaminasi erano sempre alterati. Questo dato ha portato a diagnosticare una malattia autoimmune di cui non ero per nulla a conoscenza. Su indicazione della clinica e della Dottoressa Monica Antinori abbiamo approfondito con un immunologo integrando anche la valutazione di questo aspetto nel percorso di ricerca della gravidanza.
Arriviamo così al momento della prima stimolazione ovarica. Gli ovociti prelevati sono stati inseminati e gli embrioni ottenuti allo stadio di blastocisti sono stati sottoposti a diagnosi preimpianto, consigliata proprio per escludere l’ereditarietà della mia malattia autoimmune. Infatti alcuni sono risultati non idonei.
Durante il pickup degli ovociti la Dott.ssa si è anche accorta che avevo un polipo uterino che mi ha poi rimosso in seguito con un’isteroscopia. A questo punto non restava che il transfer con i pochi embrioni sani a disposizione. Abbiamo effettuato due transfer e al secondo tentativo è arrivata questa nostra gravidanza.
Se non vivi certe esperienze non puoi capire a cosa vai incontro, anche la sofferenza che c’è e le paure di non riuscirci. Il percorso non è stato semplice, ma ciò che ha fatto la differenza è stato vedere che eravamo seguiti con attenzione, sia sugli aspetti clinici generali, ma anche su quelli più complessi e nascosti che sono stati bravi a individuare durante il percorso.
Questo ci ha permesso di affrontare ogni passaggio con maggiore consapevolezza e fiducia, fino al risultato finale.

