Nel percorso di Procreazione Medicalmente Assistita, la decisione su quando trasferire l’embrione nell’utero materno è una scelta clinica di fondamentale importanza. Tradizionalmente, il trasferimento avviene al secondo o terzo giorno di sviluppo, quando l’embrione è composto da poche cellule.
Tuttavia, per massimizzare le reali probabilità di gravidanza e ottimizzare l’intero percorso terapeutico, l’equipe del Centro Raprui adotta una strategia avanzata: l’estensione della coltura embrionale allo stadio di blastocisti. Questa metodica consiste nel prolungare l’osservazione e lo sviluppo dell’embrione in laboratorio per 5 o 6 giorni dopo il prelievo ovocitario, garantendo il trasferimento solo degli embrioni dotati della massima competenza evolutiva.
Coltura embrionale a blastocisti
La selezione naturale verso l'impianto
Che cos’è una blastocisti?
L'evoluzione della vita
La blastocisti non è un semplice embrione, ma uno stadio di sviluppo avanzato e altamente strutturato. Giunto al quinto o sesto giorno, il numero di cellule che lo compongono è talmente elevato da non essere più quantificabile al microscopio ottico, e l’embrione assume un’architettura complessa e affascinante, suddivisa in due parti ben distinte:
- Il Trofoectoderma (o Trofoblasto): lo strato di cellule esterne, che darà origine alla placenta e ai tessuti di supporto.
- La Massa Cellulare Interna: il nucleo compatto di cellule all’interno di una cavità (il blastocele), dal quale prenderà forma il futuro feto.
Questa complessa organizzazione cellulare conferisce alla blastocisti una spiccata predisposizione all’impianto, permettendo di aumentare sensibilmente le percentuali di gravidanza clinica rispetto alle medie dei trasferimenti eseguiti in stadi più precoci.
Il principio di selezione
Qualità contro quantità
Estendere la coltura significa affidarsi a un rigoroso processo di selezione naturale che avviene sotto i nostri occhi. È importante sapere che non tutti gli embrioni generati al terzo giorno possiedono la forza biologica per raggiungere lo stadio di blastocisti. Le statistiche cliniche indicano che in media circa il 35-40% degli embrioni supera questa delicata fase di sviluppo.
Questa percentuale non deve essere letta come una “perdita”, ma come una straordinaria tutela per la paziente. Tra il terzo e il quinto giorno avviene l’attivazione del genoma embrionale. Gli embrioni che arrestano il loro sviluppo in questa fase presentano, nella quasi totalità dei casi, anomalie genetiche o metaboliche intrinseche. Se trasferiti prematuramente (al secondo o terzo giorno), questi embrioni avrebbero portato a un mancato impianto o a un aborto spontaneo precoce.
Attendendo lo stadio di blastocisti, evitiamo alla paziente trasferimenti inutili, riducendo lo stress fisico ed emotivo legato alle attese e ai risultati negativi.
Quando è indicata la coltura a blastocisti?
La decisione di prolungare la coltura è altamente personalizzata e viene presa in sinergia tra i ginecologi e gli embriologi del Centro Raprui, basandosi sull’osservazione quotidiana in laboratorio.
Generalmente, questa strategia viene applicata in presenza di specifici criteri:
Precedenti fallimenti di PMA
Per coppie che hanno già effettuato trasferimenti al 2° o 3° giorno senza ottenere una gravidanza, l’estensione a blastocisti funge da strumento diagnostico e terapeutico per valutare la reale competenza embrionale.
Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT)
Se la coppia deve sottoporsi a test genetici per escludere anomalie cromosomiche, il prelievo di cellule (biopsia) viene eseguito in totale sicurezza sulle cellule esterne (trofoectoderma) proprio allo stadio di blastocisti, preservando la massa cellulare interna.
Prevenzione delle gravidanze gemellari
Trasferire una singola blastocisti permette di mantenere tassi di successo altissimi, annullando i rischi ostetrici legati a una gravidanza multipla.
Ottimizzazione della crioconservazione e sincronia uterina
Oltre al potere selettivo, la coltura a blastocisti presenta un ulteriore, fondamentale vantaggio biologico: la sincronizzazione naturale. In natura, l’embrione fecondato nelle tube impiega circa 5 giorni per viaggiare e raggiungere l’utero. Trasferire una blastocisti al quinto giorno significa rispettare perfettamente il “tempo biologico” della natura, inserendo l’embrione nel momento di massima recettività dell’endometrio.
Inoltre, questa strategia permette di ottimizzare i percorsi di preservazione. Nel momento in cui procediamo alla vetrificazione (congelamento ultra-rapido) degli embrioni sovrannumerari, sappiamo di crioconservare esclusivamente blastocisti con un comprovato e altissimo potenziale d’impianto, offrendo alla coppia prospettive solide e concrete per i futuri trasferimenti.
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