Quando non si riesce a concepire un bambino dopo un anno di tentativi si parla di infertilità di coppia. Una causa va cercata per raggiungere l’obiettivo della genitorialità, poiché senza una diagnosi è quasi impossibile trovare una soluzione! L’origine del problema può essere tanto maschile che femminile, ma anche di entrambi i partner. È necessario quindi rivolgersi ad un centro specializzato per avviare tutto il percorso diagnostico. Ricevere una diagnosi di infertilità femminile è spesso un momento delicato, carico di emozioni contrastanti: paura, tristezza, senso di smarrimento. Tuttavia, è importante pensare in positivo. Non è una sentenza di condanna definitiva, ma solo il primo passo consapevole verso un percorso di cura e, molto spesso, verso la realizzazione del desiderio di maternità. A lieto fine.

Diagnosi di infertilità femminile può essere l’inizio di un percorso a lieto fine

Affrontare un percorso diagnostico di infertilità femminile

Oggi la medicina della riproduzione ha compiuto enormi progressi. Grazie a indagini diagnostiche sempre più precise, a tecnologie sofisticate e a trattamenti personalizzati, è possibile individuare le cause dell’infertilità femminile e intervenire in modo mirato, spesso anche rapidamente. I motivi per cui una donna non riesce a rimanere incinta sono numerosi e molto diversi tra loro: fattori ormonali, anatomici, genetici o funzionali. Identificarli significa spesso affrontarli e risolverli con successo, soprattutto se scoperti precocemente. Affrontare tale percorso significa quindi uscire dall’incertezza, dare un nome al problema e iniziare un iter strutturato, con l’ausilio di medici specialisti. È proprio in questo momento che la diagnosi diventa un’opportunità: quella di conoscere a fondo il proprio corpo per comprendere cosa ostacola il concepimento e individuare le soluzioni più adatte.

Cause infertilità femminile da indagare quando il bimbo non arriva

Quando una gravidanza tarda ad arrivare, dopo 12 mesi di rapporti non protetti (6 mesi se la donna ha più di 35 anni), è opportuno approfondire le possibili cause di infertilità femminile. Le origini possono essere molteplici e spesso coesistono più fattori. Comunemente si ha a che fare con disturbi dell’ovulazione, che possono essere legati a squilibri ormonali, sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), alterazioni della tiroide o iperprolattinemia. In tali situazioni, l’ovulazione può essere irregolare o addirittura assente, rendendo difficile il concepimento. Un’altra causa frequente riguarda le tube di Falloppio. Infezioni pelviche pregresse, endometriosi o interventi chirurgici possono compromettere la loro funzionalità o provocarne l’ostruzione, impedendo l’incontro tra ovocita e spermatozoo. Anche le alterazioni dell’utero, come fibromi, polipi endometriali o malformazioni congenite, possono ostacolare l’impianto dell’embrione. Da non trascurare poi ovviamente l’età della donna: con il passare degli anni, soprattutto dopo i 35, la riserva ovarica tende a ridursi e la qualità degli ovociti a diminuire. Infine, esistono cause genetiche, autoimmuni o forme di infertilità “idiopatica” ovvero che rimangono sconosciute nonostante tutti gli approfonditi test diagnostici. In ogni caso indagare in tal senso permette di avere un quadro completo della situazione ed avviare un percorso risolutivo verso la maternità.

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Come si fa la diagnosi di infertilità femminile?

La diagnosi di infertilità femminile si basa su un percorso graduale e personalizzato, che tiene conto dell’età della donna, della sua storia clinica e della durata della ricerca di una gravidanza. Non esiste un unico test, ma una serie di esami che, messi insieme, permettono di avere un quadro completo. Il primo step è comunque sempre quello di una visita ginecologica approfondita, accompagnata da un’anamnesi dettagliata. Il medico raccoglie informazioni sul ciclo mestruale, su eventuali gravidanze precedenti, aborti, interventi chirurgici, infezioni, stile di vita e familiarità per patologie riproduttive. Si passa poi agli esami ormonali, generalmente eseguiti tramite prelievo di sangue in momenti specifici del ciclo. Tra i più importanti ci sono FSH, LH, estradiolo, progesterone, prolattina, TSH e AMH (ormone antimulleriano), quest’ultimo fondamentale per valutare la riserva ovarica.

L’ecografia transvaginale è un’altra indagine diagnostica essenziale: permette di osservare la morfologia dell’utero e delle ovaie, monitorare l’ovulazione e individuare eventuali anomalie come cisti, fibromi o segni di endometriosi. In alcuni casi si procede con il monitoraggio follicolare, che segue la crescita dei follicoli durante il ciclo. L’isterosalpingografia o, in alternativa, l’isterosonosalpingografia, servono invece a valutare la pervietà delle tube e la loro funzionalità, mentre l’isteroscopia, permette di osservare direttamente la cavità uterina e individuare polipi, sinechie o altre alterazioni endometriali. In taluni casi si può inoltre procedere con test genetici e/o immunologici, oppure con una laparoscopia diagnostica. Questo percorso, se ben guidato e strutturato, evita esami inutili e consente di arrivare a una diagnosi chiara in tempi relativamente brevi, riducendo stress e incertezza.

La diagnosi è l’inizio di un percorso a lieto fine, quello della maternità: le soluzioni possibili, a chi rivolgersi

Una volta ottenuta la diagnosi di infertilità femminile, si apre la fase più importante: quella delle soluzioni. Nella maggioranza dei casi esistono, ovvero sono possibili strategie terapeutiche efficaci, personalizzate sulle specifiche problematiche ed esigenze della donna e della coppia. Una terapia ormonale mirata può ad esempio ripristinare la regolarità dell’ovulazione, alterazioni dell’utero o ostruzioni delle tube possono essere risolte chirurgicamente, e se il concepimento naturale non è possibile o non avviene nonostante le terapie, si può fare ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), che vanno dalla IUI (inseminazione intrauterina) alla fecondazione in vitro (FIVET o ICSI). La soluzione migliore si sceglie in base alla diagnosi, all’età e alla storia clinica della donna. Oggi le percentuali di successo sono in costante aumento, grazie a tecnologie avanzate e protocolli sempre più personalizzati. È fondamentale, però, affidarsi a centri specializzati, dove un’équipe multidisciplinare accompagni la donna e la coppia non solo dal punto di vista medico, ma anche umano ed emotivo. Raprui, centro d’eccellenza italiano in medicina riproduttiva, offre tutte queste possibilità.  Con le giuste informazioni, il supporto di professionisti esperti e un approccio personalizzato, il lieto fine è spesso più vicino di quanto si possa immaginare, dopo una diagnosi accurata. Qui tutti i contatti per maggiori informazioni e per prenotare una prima visita.

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