Affrontare un percorso di fecondazione eterologa può suscitare molte ansie. Come viene scelto il donatore? Il bambino potrà assomigliare alla mamma o al papà? Quali controlli vengono effettuati? E quanto conta la compatibilità genetica? Ogni coppia che ricorre alla donazione dei gameti è facile che si ritrovi a porsi tali domande. Nel nostro Paese, questo trattamento di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) è regolato dalla normativa, atta a garantire precise regole, anche per ciò che riguarda la sicurezza, la tracciabilità ed il fenotipo. Tuttavia, non spetta ai futuri genitori scegliere il donatore o la donatrice, da un catalogo, come avviene in altre parti del mondo. La selezione spetta agli specialisti che hanno comunque l’obbligo ed il dovere di individuare ovuli e spermatozoi sicuri, sani e compatibili, attraverso un percorso medico che tiene conto di aspetti clinici, biologici e fenotipici, nel rispetto della legge. Ma cosa deve sapere una coppia al riguardo?

Matching Fenotipico, come i medici selezionano il donatore
Il processo di selezione dei gameti per una fecondazione eterologa è definito con il termine “matching fenotipico”; l’obiettivo dello specialista medico che lo esegue è quello di ricercare caratteristiche fisiche e biologiche compatibili tra spermatozoi/ovuli donati e la coppia ricevente. Tra i parametri considerati, oltre ovviamente al gruppo sanguigno, possono rientrare il colore degli occhi e dei capelli, la carnagione, l’altezza, la corporatura. L’intento è di favorire una naturale continuità delle caratteristiche familiari, e non quello di garantire una vera e propria somiglianza futura del bambino con i genitori: è una sottile, ma importante differenza! Va inoltre sempre ribadito: non sceglie la coppia sulla base di caratteristiche desiderate. La normativa italiana esclude la possibilità di selezionare specifiche caratteristiche fenotipiche e affida il processo agli specialisti in medicina della riproduzione ed embriologi, proprio per evitare una selezione arbitraria dei gameti. Prima di essere ammessi alla donazione, inoltre, i candidati vengono sottoposti a valutazioni anamnestiche ed esami clinici finalizzati a verificarne l’idoneità e la sicurezza dei gameti. In Italia sono previsti anche requisiti anagrafici specifici: dai 20 ai 35 anni per le donne e dai 18 ai 40 anni per gli uomini. Cosa significa dunque tutto questo per una coppia che si sottopone a fecondazione eterologa? Affidarsi ad un percorso strutturato nel quale la sicurezza sanitaria viene prima di ogni altra considerazione, anche se saranno valutate compatibilità fisiche.
Eterologa, l’importanza dell’epigenetica
La mancata somiglianza con il bambino mette comunque molta ansia. Tuttavia, soprattutto per le madri, la scienza sta rilevando alcune novità preziose al riguardo, grazie agli studi di epigenetica. Questa approfondisce i meccanismi attraverso i quali l’ambiente può influenzare l’espressione dei geni senza modificare la sequenza del DNA. Tale aspetto è particolarmente significativo durante la gravidanza. In questo periodo si articola una complessa comunicazione biologica tra organismo materno, placenta ed embrione, attraverso ormoni, nutrienti, molecole e altri segnali che partecipano alla regolazione dello sviluppo. Non significa che la donna sia in grado di trasmettere il suo DNA al bimbo che porta in grembo, né che l’epigenetica possa determinare a priori una specifica somiglianza. Indica, piuttosto, che lo sviluppo fetale avviene all’interno di un ambiente materno biologicamente attivo, in grado di creare un legame biologico particolare. La maternità, dunque, non può essere ridotta alla sola trasmissione del patrimonio genetico. La gravidanza, la relazione con il bambino e l’ambiente familiare contribuiscono alla sua storia di sviluppo, mentre i tratti fisici dipendono da una complessa combinazione di fattori genetici e ambientali. Ed è per questo motivo che molte coppie, dopo essersi sottoposte a fecondazione eterologa hanno bambini che gli somigliano in qualche modo: anche solo con un sorriso, una gestualità, uno sguardo.
Matching fenotipico e genetico
Oltre al matching fenotipico esiste quello genetico e non vanno confusi: rispondono a esigenze differenti anche se possono essere considerati complementari. Il primo riguarda soprattutto la compatibilità delle caratteristiche osservabili e biologiche, mentre il secondo ha come scopo la prevenzione genetica. Attraverso specifici test è possibile individuare eventuali varianti patogenetiche condivise tra il donatore ed il ricevente. Questo aspetto è particolarmente importante per le malattie genetiche recessive, nelle quali due persone portatrici della stessa variante possono avere un rischio aumentato di generare un figlio affetto. La selezione del donatore deve quindi essere considerata come un processo medico articolato: sicurezza infettivologica e clinica, valutazione genetica, compatibilità biologica e matching fenotipico concorrono alla definizione del percorso. Per una coppia che affronta l’eterologa, sapere che esiste un protocollo rigoroso può aiutare a trasformare una delle fasi più delicate del trattamento in un momento maggiormente comprensibile e consapevole, oltre che sereno.
Eterologa, a chi rivolgersi
La fecondazione eterologa è possibile, per le coppie aventi i requisiti normativi, in ogni centro specializzato in medicina riproduttiva che abbia le certificazioni ministeriali per tale procedura, individuabili presso il Registro Nazionale della PMA. Tra questi anche Raprui, eccellenza italiana in tale campo, che offre tutte le garanzie necessarie, con una particolare attenzione alla sicurezza clinica, alla selezione dei gameti e al supporto della coppia, integrando competenza medica e attenzione alla dimensione psicologica del percorso. Qui tutti i contatti per la prenotazione di una consulenza personalizzata




