Quali esami per la fertilità maschile? Quando una coppia non riesce ad ottenere una gravidanza, nonostante lunghi tentativi, è importante rivolgersi ad un centro specializzato per capire se sussistono problemi. Entrambi i partner dovrebbero sottoporsi ad una valutazione specialistica. L’infertilità riguarda infatti sia l’uomo che la donna, con percentuali equivalenti. I test per individuare il fattore maschile di mancato concepimento sono dunque importanti, come quelli femminili. Comunemente all’uomo, come primo step, viene richiesto uno spermiogramma, ovvero l’analisi del liquido seminale, in grado di fornire informazioni importanti sul numero e la qualità degli spermatozoi. Tuttavia, è importante sapere che questo esame non è sempre sufficiente a descrivere il reale potenziale riproduttivo maschile. Concorrono infatti altri fattori, come l’equilibrio ormonale, la qualità genetica dei gameti stessi, la salute dell’apparato riproduttivo, lo stile di vita, l’età e la presenza di eventuali patologie. Per questo motivo, uno spermiogramma apparentemente normale non esclude necessariamente problemi di fertilità, così come valori alterati non significano automaticamente infertilità. Una diagnosi precisa ha bisogno di una valutazione completa di tutti questi aspetti e va preferibilmente effettuata presso un centro per la fertilità qualificato, con specialisti in grado di interpretare correttamente gli esiti degli esami e, quando necessario, prescrivere ulteriori approfondimenti.

Cos’è lo spermiogramma e cosa ci dice sulla fertilità dell’uomo
Lo spermiogramma è il primo esame che solitamente viene prescritto ad un uomo per comprendere se ha problemi di infertilità e consiste in un’analisi del liquido seminale. Si controllano una serie di parametri come il numero degli spermatozoi, la loro morfologia e motilità. Come si esegue? Con molta semplicità: il campione viene prelevato tramite masturbazione dopo un periodo di astinenza sessuale compreso tra i due ed i sette giorni; il contenitore viene poi prontamente consegnato ad un laboratorio specializzato che provvederà all’analisi, secondo criteri standardizzati e le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra i principali fattori presi in considerazione troviamo:
- volume del liquido seminale
- concentrazione degli spermatozoi
- numero totale degli stessi
- motilità progressiva e totale
- morfologia
- vitalità
- pH
- viscosità
- tempo di liquefazione
- eventuale presenza di cellule infiammatorie.
Queste informazioni consentono di avere un primo quadro generale e di individuare alcune alterazioni come l’oligozoospermia (ridotto numero di spermatozoi), astenozoospermia (ridotta motilità), teratozoospermia (alterazioni della forma) oppure azoospermia (assenza di spermatozoi nell’eiaculato). Lo spermiogramma rappresenta quindi il punto di partenza nello studio dell’infertilità maschile, ma il suo risultato deve sempre essere interpretato nel contesto della storia clinica del paziente. I valori di riferimento OMS non identificano infatti una soglia assoluta tra fertilità e infertilità, ma descrivono intervalli osservati nella popolazione generale.
Perché lo spermiogramma di base può non bastare?
Talvolta, infatti, può non essere del tutto derimente della situazione. Uno spermiogramma normale non è sempre sinonimo di fertilità (o viceversa): valuta soprattutto caratteristiche quantitative e morfologiche degli spermatozoi, ma non è in grado di analizzarne tutte le funzioni biologiche. Alcuni aspetti fondamentali per la fecondazione possono infatti risultare alterati anche quando i parametri tradizionali sono nella norma. Un esempio? La frammentazione del DNA spermatico. Si tratta di una condizione nella quale il materiale genetico contenuto nei gameti maschili presenta danni che possono compromettere il concepimento, ridurre il successo della procreazione medicalmente assistita oppure aumentare il rischio di aborto spontaneo. Anche fattori come stress ossidativo, infezioni croniche, varicocele, alterazioni ormonali, anomalie genetiche o esposizione a sostanze tossiche possono influenzare la fertilità senza modificare in modo evidente i risultati dello spermiogramma. Vanno poi considerati alcuni fattori variabili: una recente infezione o febbre, alcuni farmaci, consumo eccessivo di alcol, sovrappeso, stress intenso o cambiamenti dello stile di vita possono determinare variazioni temporanee dei parametri seminali. Per tale motivo, quando vengono riscontrate alterazioni, è prassi comune ripetere il test dopo alcune settimane. Per tutti questi motivi, il solo spermiogramma non dovrebbe mai essere considerato un esame definitivo, ma solo l’inizio di un percorso diagnostico più completo.
Altri test di approfondimento per valutare la fertilità maschile
Spesso dunque uno spermiogramma non basta per valutare la fertilità maschile e lo specialista potrebbe richiedere ulteriori esami, con lo scopo di ottenere una valutazione più approfondita. Tra questi troviamo sicuramente il test di frammentazione del DNA spermatico, che permette di valutare l’integrità del patrimonio genetico degli spermatozoi. È in genere indicato nei casi di infertilità inspiegata, aborti ripetuti, età paterna avanzata, fallimenti di precedenti trattamenti di procreazione medicalmente assistita o presenza di fattori di rischio specifici. Ulteriori approfondimenti diagnostici riguardano il quadro ormonale, con il dosaggio dei valori di FSH, LH, testosterone, prolattina, TSH e altri ormoni: consente di individuare eventuali alterazioni endocrine che possono compromettere la produzione degli spermatozoi. Un ruolo importante è giocato anche da indagini genetiche, soprattutto nei casi di azoospermia o grave oligozoospermia. Tra questi rientrano il cariotipo, la ricerca delle microdelezioni del cromosoma Y e lo studio del gene CFTR in situazioni selezionate. L’ecografia testicolare e l’ecocolordoppler scrotale permettono invece di valutare la presenza di varicocele, alterazioni anatomiche o altre patologie dei testicoli che potrebbero influenzare la fertilità. Se si sospetta un’infezione urogenitale, possono altresì essere prescritti spermiocoltura, urinocoltura o altri esami microbiologici specifici. Infine, in alcuni casi selezionati possono essere richiesti test funzionali sugli spermatozoi, utili per approfondire aspetti che non emergono dall’analisi standard del liquido seminale. L’obiettivo di tutti questi approfondimenti è duplice: trovare la causa di infertilità e individuare il percorso terapeutico migliore, con lo scopo di arrivare ad una gravidanza.
Esami per la fertilità maschile, spermiogramma e non solo: a chi rivolgersi?
Quando una gravidanza non arriva dopo 12 mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti (o dopo 6 mesi se la donna ha più di 35 anni), è consigliabile rivolgersi a un centro specializzato nella diagnosi e nel trattamento dell’infertilità, come Raprui. È una struttura dedicata alla medicina della riproduzione ed è dotata delle più moderne tecnologie sia terapeutiche che diagnostiche, per valutare in modo completo e preciso la fertilità di coppia, tutto nella medesima sede e con un team di specialisti dedicati. Presso la clinica è possibile eseguire lo spermiogramma secondo protocolli aggiornati e, quando necessario, completare la valutazione con esami specialistici come test genetici, indagini ormonali, ecografie e test di frammentazione del DNA spermatico. Una diagnosi tempestiva permette di individuare le possibili cause dell’infertilità e di definire un percorso personalizzato, aumentando le probabilità di ottenere una gravidanza. Per maggiori informazioni o per una prima visita, contatta il centro Raprui. Qui.





