“Quali sono le possibilità di successo?”. Questa è una delle prime domande che si pongono ad uno specialista quando si inizia un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). È normale, giusta, per calibrare sin da subito l’impatto emotivo con un’aspettativa adeguata. La risposta però non corrisponde ad una singola percentuale e spesso le coppie possono trovarsi di fronte a cifre e definizioni che non comprendono fino in fondo e che dunque possono creare confusione. FIVET, ICSI, transfer, blastocisti, gravidanza biochimica, gravidanza clinica, tasso cumulativo, sono terminologie che richiedono chiarezza. Fondamentale è inoltre, in tali contesti, capire cosa si intende con “successo”. Un test di gravidanza positivo lo è ed è certamente un risultato importante, ma non coincide con una gestazione evolutiva e, a sua volta, una gravidanza clinica non equivale necessariamente alla nascita di un bambino. Per questo, quando si confrontano le percentuali di riuscita della PMA, è fondamentale sapere a quale fase del percorso si riferiscono e qual è il denominatore utilizzato. Numeri alla mano per fare un esempio concreto: i dati più recenti del Registro Nazionale della PMA fanno riferimento al 2023 e spiegano come in Italia siano stati effettuati 112.804 cicli di PMA, da cui sono nati 17.235 bambini; dalle procedure di II e III livello, inoltre, sono state comunque ottenute 22.602 gravidanze cliniche. Un’incongruenza? No. Questi numeri sono tutti importanti, ma non esiste una percentuale universale valida per tutte le coppie, poiché i dati vanno interpretati nel modo corretto. Cerchiamo insieme di comprendere come e cosa si intende con le varie definizioni legate a questi dati.

Percentuali di successo in PMA: come interpretare i tassi di gravidanza clinica

Come si interpretano le percentuali di successo in PMA?

Quando si parla genericamente di percentuale di successo in un percorso di PMA si fa riferimento a quante gravidanze sono state ottenute rispetto a un determinato numero di cicli, scongelamenti o transfer. Il risultato cambia quindi in modo significativo a seconda di come tale parametro viene calcolato. Un dato espresso “per ciclo iniziato” comprende anche i trattamenti che non arrivano al transfer, per esempio, perché la risposta alla stimolazione non è adeguata oppure perché si decide di congelare tutti gli embrioni. È ovvio in questo caso che il tasso di successo può essere più completo, ma al fine di un bambino in braccio risulta essere più basso e non derimente. Se si considera invece il dato per “transfer”, si considerano solo le pazienti che hanno effettivamente trasferito un embrione in utero. Per questo la percentuale per transfer è normalmente più elevata e non può essere confrontata direttamente con quella per ciclo iniziato.

Percentuali di gravidanza cumulativa

Spesso, comunque, si parla di percentuale di gravidanza cumulativa. Cosa significa? Tale parametro considera l’insieme delle possibilità offerte da un singolo ciclo di stimolazione, comprese le gravidanze ottenute con successivi transfer di embrioni crioconservati. È particolarmente rilevante oggi, perché la strategia “freeze-all” e la vitrificazione consentono di congelare gli embrioni e trasferirli successivamente, quando le condizioni -ad esempio per ciò che riguarda le recettività endometriale- possono essere più favorevoli. La Relazione PMA 2025, del Ministero della Salute, spiega come nel 2023 (ultimi dati rilevati) il tasso di gravidanza cumulativo per ciclo iniziato a fresco è stato del 33,9%, contro il 31,7% del 2022. Lo stesso sottolinea che questo indicatore descrive più fedelmente la realtà attuale della PMA rispetto alla semplice percentuale di gravidanza per ciclo a fresco, che nel 2023 era dell’11,9%.

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Percentuale di gravidanza biochimica, clinica e bimbi in braccio

Un’altra distinzione fondamentale riguarda la gravidanza biochimica e la gravidanza clinica. La prima è quella in cui viene rilevata la presenza dell’ormone beta-hCG dopo il trattamento: è il primo segnale che l’embrione ha iniziato il processo di impianto, ma come accade anche in natura, con gli aborti spontanei, non sempre la gestazione supera i primi mesi, per numerosi fattori concomitanti. La gravidanza clinica rappresenta invece uno stadio successivo, perché viene documentata ecograficamente, generalmente con la visualizzazione della camera gestazionale e, nelle settimane successive, dell’embrione e dell’attività cardiaca. Anche questo dato tuttavia, non è derimente al fine di sapere la percentuale delle possibilità di avere un figlio: anche una gravidanza clinica, purtroppo può interrompersi per vari motivi. Per una coppia che affronta la PMA, l’indicatore più concreto è infatti il live birth rate, cioè il numero di bambini nati vivi. È il cosiddetto dato dei “bimbi in braccio”, perché misura quanto spesso il percorso arriva realmente al suo obiettivo finale.

Le percentuali di successo di PMA per le diverse tecniche ed interpretazioni

Detto ciò, è possibile e necessario analizzare le statistiche anche in base alle tecniche di fecondazione assistita utilizzata: IUI, FIVET, ICSI, omologa, eterologa, con cicli a fresco o embrioni/ gameti crioconservati. Il Report PMA del ministero della salute relativo ai dati 2023 ad esempio spiega che nei cicli con gameti della coppia, la gravidanza clinica per transfer è stata del 28,1% con le tecniche a fresco (FIVET-ICSI) e del 34,3% per i transfer da embrioni congelati (FER). Per i cicli con ovociti crioconservati la percentuale è stata del 25,7%. In caso di eterologa, invece si è raggiunto il 40,5% nei cicli con ovociti donati, il 43,2% con seme donato e del 39,6% nella doppia donazione. Anche il dato dei nati vivi per transfer è particolarmente interessante: 19,8% per i cicli a fresco con gameti della coppia, 24,1% per i transfer di embrioni congelati, 30,5% con ovociti donati, 30,7% con seme donato e 29,8% con doppia donazione. Attenzione però ad un aspetto: questi numeri non significano che una tecnica sia migliore di un’altra. Dipende dai singoli casi, sempre: la scelta tra FIVET e ICSI, così come quella dello stadio embrionale, del transfer a fresco o da congelato e dell’eventuale ricorso a indagini genetiche preimpianto, deve essere valutata sulla storia clinica della coppia, da uno specialista in medicina della riproduzione, ovvero al professionista a cui ci si affida. Sono numerosi, infatti, i fattori che possono influenzare le probabilità di successo di una tecnica e tra questi uno particolarmente importante riguarda l’età della donna, insieme alla qualità dei suoi ovociti, a quella dell’embrione ottenuto, ai parametri seminali, alle condizioni dell’utero, alla storia clinica e riproduttiva della coppia e alla qualità del centro a cui ci si rivolge. Anche per questo, confrontare soltanto le percentuali pubblicate da due strutture, può essere fuorviante se non si considera a quale popolazione di pazienti si riferiscono i dati.

Come scegliere il centro per la fertilità?

Certamente, informarsi sui dati di successo di un centro per la fertilità può essere utile prima di sceglierlo, ma come abbiamo visto, l’interpretazione degli stessi non è facilissima e può risultare fuorviante. Per tale motivo è importante affidarsi ad una struttura che si caratterizzi per esperienza clinica, la dotazione di laboratorio embriologico efficiente, tecnologie avanzate e capacità di personalizzare il percorso. I dati nazionali sono fondamentali per comprendere il quadro generale, ma la vera domanda da porre allo specialista non è soltanto “qual è la vostra percentuale di successo?”, bensì: “Qual è la mia probabilità di ottenere una gravidanza clinica e, soprattutto, di arrivare alla nascita di un bambino?”. La capacità di un professionista di saper rispondere a tale quesito, in modo chiaro e sincero è un altro aspetto che deve stimolare fiducia. Raprui è un centro d’eccellenza in Italia che opera da anni con successo nella diagnosi dell’infertilità e nella medicina riproduttiva, garantendo ad ogni coppia, un percorso su misura. Per comprendere quali siano le possibilità concrete nel proprio caso e quale tecnica possa essere più indicata, il passo più importante è quindi una valutazione personalizzata con gli specialisti Raprui. Qui, tutti i contatti per un primo appuntamento.

 

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