Come si fa il calcolo delle settimane di gravidanza dopo una FIVET? Perché è importante stabilirlo e come si distingue da una gestazione fisiologica? Certamente, dopo un percorso di PMA avere un test del beta positivo è un momento di grande emozione e una delle prime cose che si vogliono comprendere riguarda sicuramente la data presunta del parto: “di quante settimane sono incinta?” Non si tratta solo di curiosità ovviamente: conoscere l’età gestazionale è importante per seguire l’evoluzione embrio‑fetale, programmare le ecografie, e monitorare eventuali problematiche note e pregresse, per avere un costante ed affidabile quadro della situazione insieme allo specialista. Con un concepimento naturale, il calcolo delle settimane parte dalla data dell’ultima mestruazione, che comunque è approssimativo, attestandosi in quello che è il periodo della cosiddetta “finestra fertile”. In caso di FIVET si è più precisi: si fa riferimento all’età embrionale e al giorno del trasferimento in utero. Vediamo nel dettaglio come si fa questo calcolo, quali attenzioni servono, le varianti (embrione a 3 giorni, blastocisti a 5 giorni, embrione congelato), e come interpretare i risultati in modo corretto.

Calcolo settimane gravidanza fivet: come si fa?

Il calcolo dell’età gestazionale nella gravidanza spontanea

Prima di entrare nel merito della fecondazione assistita, è utile ricordare come avviene comunemente il calcolo di una gravidanza spontanea. Nel concepimento naturale, non si conosce con precisione il giorno esatto dell’ovulazione e conseguentemente neppure quello della fecondazione dell’ovulo. Tutto oscilla nei giorni considerati di “finestra fertile”. Si impiega dunque come punto di riferimento il primo giorno dell’ultima mestruazione (UM), e si aggiungono 280 giorni (o 40 settimane) per stimare la data presunta del parto. Questo è il “metodo di Naegele”, che è comunemente impiegato. In tale modello di calcolo si considera che il concepimento avvenga in media al 14° giorno dall’inizio del ciclo (se regolare di 28 giorni). Di fatto però raramente una donna ha questa precisione, l’ovulazione può cambiare anche tra un mese e l’altro ed il concepimento avvenire il giorno stesso o anche tre dopo. Ne consegue il margine di errore di questo metodo, che può arrivare ad essere di ±1 o 2 settimane rispetto alla data stimata. Nel caso della FIVET, invece, la fecondazione ed il trasferimento embrionale sono fattori noti e dunque l’incertezza è minore.

Calcolo delle settimane nel caso di FIVET: il principio chiave

Nel caso di una fecondazione in vitro, il calcolo dell’età gestazionale si basa sui seguenti dati certi:

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  • l’età dell’embrione al momento del transfer (esempio a 3 giorni, o blastocisti a 5 giorni)
  • la data del trasferimento dell’embrione (transfer)

A partire da questi si calcola quindi il giorno del concepimento e si ottiene il conteggio preciso delle settimane. Esempio? Se si è trasferito un embrione di 5 giorni in utero, si considera una donna incinta di 5 giorni, poiché quelli sono sicuramente passati dal momento in cui è avvenuta la fecondazione. Vanno comunque tenute presenti le varianti: l’embrione può essere di 3 giorni, una blastocisti di 5 o 6 giorni o congelato e poi scongelato; in quest’ultimo caso serve conoscere il giorno di sviluppo al momento del congelamento, perché influisce sul calcolo. A partire da quella data si può quindi effettuare il conteggio delle settimane e/o dei mesi di gestazione e calcolare la data presunta del parto con maggiore precisione: questo perché si elimina l’errore legato al momento esatto dell’ovulazione e del concepimento, mentre si hanno assolute certezze sull’età embrionale ed il transfer. In genere si considerano da aggiungere circa 266 giorni (cioè, 38 settimane) alla data del transfer per avere una stima del termine (anziché 280 giorni usati nel metodo dell’ultima mestruazione), proprio perché il transfer parte già con alcuni giorni “in meno” che sono quelli dell’età dell’embrione. Detto ciò, va ricordato che solo il 5% delle donne partorisce esattamente nella data stimata: alla fine della gestazione possono concorrere numerosi altri fattori ad anticipare o posticipare l’evento di qualche giorno.

Come tradurre il conteggio embrionale in età gestazionale “ostetrica”

Quando si fanno i controlli della gravidanza con il ginecologo, si parla comunemente di età gestazionale ostetrica. Con questo termine si fa riferimento alle settimane di gravidanza calcolate con il metodo dell’ultima mestruazione. Nel caso della FIVET, per uniformarsi agli standard si può fare una conversione:

  • Si calcola l’età embrionale dal giorno del transfer
  • Si aggiunge il “periodo mancante” fino a 14 giorni (che è il margine che si assume tra l’inizio del ciclo e la fecondazione) per “allineare” il conteggio all’epoca ostetrica

Un esempio? Transfer di blastocisti di 5 giorni, se ne aggiungono 9 per raggiungere il calcolo standard. È utile ricordare che il calcolo rappresenta sempre una stima e non una certezza della data del parto che rimane presunta. Le variabili biologiche, individuali, materne e del bambino giocano ruoli importanti che possono cambiare il momento della nascita di diversi giorni. In gravidanze con FIVET, a volte si effettuano più ecografie precoci per controllare che lo sviluppo sia coerente con la stima iniziale, soprattutto nei casi a rischio. Infine: affidarsi ad uno specialista in fertilità qualificato e dedito ad una buona empatia con i suoi pazienti è comunque un passo importante per affrontare l’iter di una FIVET con serenità. Gli esperti della clinica Raprui sono una garanzia. Qui i contatti per un appuntamento.

 

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