Il varicocele è una condizione di salute piuttosto frequente. È caratterizzata dalla dilatazione patologica delle vene del plesso pampiniforme nello scroto, causata da un reflusso venoso e insufficienza valvolare. È spesso asintomatico, ma è un riscontro comune nelle diagnosi di infertilità nell’uomo, benché non comprometta sempre la possibilità di concepire: è presente nel 15–20% della popolazione maschile sana, percentuale che sale al 35–40% nei casi di infertilità primaria, e addirittura al 70–80% in contesti di infertilità secondaria. La domanda, dunque, è lecita: dopo quanto tempo il varicocele rende sterili? Sostanzialmente non esiste una risposta definitiva, ma è importante sottolineare come questo possa passare inosservato per anni, per poi evidenziarsi in età avanzata con difficoltà ad avere un bambino. Conoscerne i tempi e prima ancora i meccanismi di sviluppo, è quindi importante per preservare la fertilità, e intervenire tempestivamente. Ecco 5 cose che bisogna sapere al riguardo.

1) Varicocele, come e perché può danneggiare la fertilità
Il varicocele può compromettere la fertilità maschile attraverso diversi meccanismi fisiopatologici, come i seguenti:
- Aumento della temperatura testicolare: la stasi venosa induce un lieve innalzamento della temperatura localizzata; è minimo, di pochi gradi, ma quanto basta per influenzare negativamente la spermatogenesi, ovvero la formazione di nuovi gameti maschili.
- Stress ossidativo e frammentazione del DNA spermatico: induce un aumento di radicali liberi in circolo, capace di danneggiare la qualità del DNA spermatico e di ridurre le quantità di testosterone locale
- Alterazione dei parametri seminali: è la conseguenza diretta che può indurre infertilità. In pratica il varicocele può provocare una riduzione del numero ottimale di spermatozoi, una minore motilità ed una peggiore morfologia.
Tutti questi effetti, specialmente se combinati insieme, possono compromettere significativamente la capacità di concepire un bambino. Ciò accade spesso quando il varicocele non è diagnosticato e curato per molto tempo.
2) Quanto tempo ci vuole perché un varicocele provochi infertilità?
Non esiste una tempistica fissa, prestabilita, eguale per tutti: la progressione verso l’infertilità è lenta e variabile. Molti uomini possono rimanere fertili per anni, nonostante un varicocele cronico, presente sin dall’adolescenza. Tuttavia, il rischio di problemi, dovuti al deterioramento seminale aumenta con l’avanzare dell’età ed in presenza di una condizione di varicocele di grado elevato. Non bisogna però disperare, le soluzioni ci sono, ed in particolare uno studio scientifico ha dimostrato come anche dopo i 40 anni, la correzione chirurgica di tale problema può aumentare la probabilità di un concepimento spontaneo dal 21% al 49%. Questo dato conferma che la fertilità può essere preservata o recuperata, anche in età adulta. La diagnosi precoce e la terapia adeguata e tempestiva sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo della paternità.
3) Varicocele, diagnosi e valutazione della gravità
La diagnosi può e deve essere fatta da un medico specialista in urologia e/o andrologia. Il primo passo è sicuramente una visita clinica, comprensiva di palpazione del plesso venoso, a cui va abbinata sicuramente una ecografia testicolare con color doppler, necessaria non solo per la conferma diagnostica, ma anche per una corretta e precisa valutazione del grado del reflusso venoso. Per verificare l’eventuale danno al sistema riproduttivo, va invece fatto uno spermiogramma: serve, cioè, a misurare i parametri seminali per comprendere se sussistono alterazioni. In base alla gravità del varicocele e alle alterazioni seminali (presenza o meno di oligoastenoteratozoospermia, ad esempio), si decide se proseguire con monitoraggio o intervenire chirurgicamente.
4) Varicocele, in cosa consiste l’intervento chirurgico correttivo? Tecniche e tempi di recupero
Per trattare un varicocele esistono diverse opzioni. Tra le principali troviamo la varicocelectomia microchirurgica, considerata lo standard per efficacia e basso tasso di recidiva, e l’embolizzazione o scleroembolizzazione, tecniche radiologiche meno invasive, frequentemente utilizzate. Dopo l’intervento i parametri seminali tendono a migliorare nell’arco di 3-6 mesi, ovvero in corrispondenza di uno-due cicli di spermatogenesi. Secondo studi di settore questo avviene nel 60-80% dei pazienti, con conseguente aumento del tasso di gravidanza fino al 69% entro due anni dal trattamento. Il recupero è comunque sempre un processo individuale. Nei casi più gravi, o con alterazioni seminali da oltre 18 mesi, potrebbe non essere indicata la chirurgia. In tali contesti, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) come IUI, FIVET o ICSI, possono comunque essere utili per ottenere un concepimento.
5) Varicocele, a chi rivolgersi
In caso di varicocele o comunque di infertilità, è utile rivolgersi ad un centro specializzato in medicina riproduttiva, come Raprui. Qui è possibile trovare un team multidisciplinare, che accompagna l’uomo e la coppia, in ogni fase del percorso diagnostico, fino all’eventuale nascita del bambino. Un varicocele, una volta individuato, può essere tenuto sotto controllo o trattato, e se questo non è possibile, si può ricorrere ad un percorso di fecondazione assistita: fare tutto in un’unica struttura, è l’ideale, dal punto di vista emotivo e per evitare perdite di tempo preziose. In caso di sospetta infertilità, basta visitare il sito della clinica e prendere un appuntamento, per una visita specialistica, spermiogramma ed ecocolordoppler. Cliccare qui.




