Congelare gli ovociti per preservare la fertilità è una preziosa opportunità che la scienza ha donato alle donne. Può capitare infatti di rimandare la maternità per motivi personali, di coppia, familiari, di carriera, per poi ritrovarsi in difficoltà, intorno ai 40 anni, quando la quantità e la qualità dei gameti iniziano fisiologicamente a diminuire, in modo rapido. Per tale motivo il loro preventivo congelamento può essere utile. Ciò vale anche e soprattutto se si è in presenza di una malattia oncologica che richiede terapie come la chemio, che possono inibire la fertilità. Si parla in tutti questi casi di congelamento di ovociti, crioconservazione, vetrificazione o social freezing. Ecco cosa occorre sapere al riguardo.

Congelare gli ovociti: di cosa si tratta
Cosa si intende con congelamento degli ovociti? È una procedura finalizzata alla raccolta e alla conservazione dei gameti femminili per un potenziale impiego futuro! Il percorso inizia con una stimolazione ovarica controllata, con l’impiego di ormoni, al fine di permettere la maturazione di più ovociti contemporaneamente, anziché il singolo mensile del ciclo mestruale. Dopo circa due settimane, si esegue il loro prelievo (pick up ovocitario), con una procedura semplice, in anestesia locale o lieve sedazione, che non richiede il ricovero; una volta raccolti, gli ovociti vengono trattati con la tecnica della vetrificazione, che impiega crioprotettori, necessari a proteggerli durante la fase di passaggio a temperature bassissime: tale metodo di fatto, riduce il rischio di formazione di cristalli di ghiaccio, tipico del congelamento tradizionale, e aumenta la probabilità di sopravvivenza dei gameti al momento dello scongelamento. A questo punto si procede con la loro conservazione in azoto liquido, a –196 °C, presso centri specializzati, fino al momento in cui verranno eventualmente utilizzati per una fecondazione assistita.
Congelare gli ovociti, in quali casi è utile e l’età migliore
Come già accennato, congelare gli ovociti può essere utile in diverse circostanze, che possono essere così riassunte:
- Posticipazione della maternità: per motivi personali, lavorativi, relazionali
- In caso di cure mediche, come la chemioterapia o interventi chirurgici sulle ovaie, che potrebbero compromettere la capacità riproduttiva
- In un percorso di fecondazione assistita, quando cioè non tutti gli ovociti recuperati vengono impiegati immediatamente, ovvero per evitare una nuova stimolazione ovarica, in caso di mancata gravidanza
A che età è meglio fare il prelievo finalizzato al congelamento degli ovociti? Questa domanda è fondamentale. Gli anni di una donna rappresentano un fattore cruciale nella fertilità: gli ovociti presenti nelle ovaie sin dalla nascita. Diminuiscono in quantità e qualità, progressivamente con il passare del tempo, soprattutto dopo i 35 anni e dopo i 40 le probabilità di successo di una gravidanza scendono notevolmente. Per tale motivo, il periodo migliore o ideale per procedere con il prelievo ed il congelamento dei gameti è prima di questa età. Ovvero preferibilmente intorno ai 30 anni e non oltre i 35: la riserva ovarica è genericamente buona, il potenziale riproduttivo è ancora elevato e la quantità/qualità degli ovociti permettono risultati ottimali. Ogni caso è poi ovviamente a sé. La consulenza con uno specialista può essere di prezioso aiuto, anche e solo per derimere dubbi ed assumere maggiore consapevolezza circa le proprie potenzialità riproduttive.
Congelare ovociti, come funziona passo dopo passo
Come avviene la procedura del congelamento degli ovociti? Prima di tutto è necessario sottolineare un passaggio: la valutazione iniziale con uno specialista è essenziale! Occorre una visita ginecologica, con ecografia finalizzata alla riserva ovarica ed analisi del sangue per testare gli ormoni, ed in particolare quello antimulleriano (AMH). Stabilita -dopo questo step iniziale- la possibilità ed opportunità di congelare gli ovociti, la paziente viene sottoposta ad una stimolazione ovarica, personalizzata e controllata, tramite assunzione di specifici ormoni, con lo scopo di favorire la maturazione di più ovociti contemporaneamente. Segue il prelievo ovocitario (pick‑up), una procedura in anestesia locale o sedazione, semplice e ben tollerata, per recuperare i gameti maturi. A questo punto avviene il loro trattamento con crioprotettori ed il congelamento ultrarapido per preservarne la vitalità (vetrificazione) e poi la conservazione: gli ovociti vengono custoditi in serbatoi di azoto liquido a temperature estremamente basse fino al loro eventuale utilizzo. Quando la donna desidera la maternità rimandata, questi vengono scongelati e impiegati in trattamenti di fecondazione assistita, con percentuali di successo simili a quelle degli ovuli freschi, soprattutto se prelevati e crioconservati in giovane età.
Congelare ovociti per preservare la fertilità, a chi rivolgersi?
Per affrontare un siffatto percorso, è importante rivolgersi ad un centro specializzato, che possa offrire esperienza ed affidabilità. La clinica Raprui è la soluzione ottimale: garantisce competenze tecniche avanzate, inclusa la vitrificazione e crioconservazione di ovociti, spermatozoi ed embrioni. Qui è possibile ottenere un supporto personalizzato ed un approccio unico, mirato all’ascolto e alla comprensione, elementi essenziali per affrontare queste procedure anche con una preziosa serenità interiore. Dunque: il congelamento degli ovociti è una scelta strategica e lungimirante per chi desidera preservare la propria fertilità, sia per motivi personali, di salute o professionali. È una procedura sicura, efficace e oggi supportata da tecnologie avanzate che garantiscono buone percentuali di successo se eseguita al momento giusto. Scegliere una clinica come Raprui significa affidarsi a un’eccellenza in campo riproduttivo. Per maggiori informazioni, basta visitare il sito e prenotare un appuntamento.




