Lo sappiamo: l’età incide sulla fertilità della donna, ma fino a che punto ed in che modo? Non è solo una questione di menopausa che si avvicina, ma anche di qualità ovocitaria, un aspetto troppo spesso trascurato. Ed è quindi importante sottolineare tale aspetto, soprattutto perché negli ultimi decenni si è assistito ad un progressivo spostamento nel tempo della ricerca di una gravidanza, spesso anche della prima: percorsi di studio più lunghi e specializzazioni, ricerca di un lavoro stabile e carriera, motivazioni economiche o semplicemente difficoltà a trovare una relazione che convinca a mettere su famiglia, sono solo alcuni dei motivi che spingono le donne a rimandare la maternità. Tuttavia, se da un lato la società è cambiata, dall’altro la fisiologia dell’apparato riproduttivo femminile è rimasta -ovviamente- la stessa e l’età rimane uno dei principali fattori che influenzano la fertilità femminile: con il passare degli anni diminuiscono il numero degli ovociti disponibili, ma anche la loro qualità biologica. Questo significa che le probabilità di ottenere una gravidanza spontanea tendono a ridursi progressivamente e aumenta il rischio di anomalie cromosomiche, aborti spontanei e difficoltà nei percorsi di procreazione medicalmente assistita. Non bisogna però generalizzare: ogni donna ha una storia clinica e riproduttiva diversa; la menopausa arriva in media a 52 anni, e la funzione ovarica inizia ad avere qualche scompenso dopo i 40 anni; tuttavia, alcune donne riescono ad ottenere una gravidanza naturale, senza sforzi anche a 45 anni, mentre altre hanno difficoltà già intorno ai 35. Conoscere come cambia la fertilità nel tempo non significa creare allarmismi, ma permettere alle donne di prendere decisioni consapevoli sul proprio percorso riproduttivo e, se necessario, rivolgersi tempestivamente a uno specialista della medicina della riproduzione. Ecco tutto quello che occorre sapere al riguardo.

Ovociti, tutto quello che c’è da sapere sulla loro vita
Gli ovociti (gameti) sono le cellule riproduttive femminili, e costituiscono il patrimonio biologico da cui può originare una gravidanza. A differenza degli spermatozoi, che si riproducono in continuazione nel corso della vita di un uomo, il patrimonio ovocitario delle donne è predeterminato, non si rinnova (le ovaie non sono in grado di produrre nuovi ovociti) e quindi tende a diminuire progressivamente fino alla menopausa. Nello specifico, questo si forma già durante la vita fetale! Intorno alla ventesima settimana di gravidanza, la futura bambina possiede il numero massimo di cellule germinali, che successivamente iniziano a diminuire in modo naturale. Alla nascita sono presenti uno-due milioni di ovociti immaturi; al momento della pubertà ne rimangono mediamente tra 300.000 e 500.000. Da quel momento in poi il numero continua a ridursi progressivamente fino alla menopausa, quando la riserva ovarica si esaurisce definitivamente arrivando a zero. Come? Con il ciclo mestruale, che mensilmente coinvolge un gruppo di follicoli ovarici. Di questi solo uno in genere arriva alla completa maturazione e viene rilasciato dalle ovaie nell’ovulazione. Gli altri reclutati in tale impegno, vanno invece incontro a un processo naturale di degenerazione chiamato atresia follicolare. Ecco perché la fertilità femminile ha una durata limitata nel tempo: la riserva ovarica è predeterminata e limitata. Questa può essere valutata con alcuni test diagnostici, come la conta ecografica dei follicoli antrali e il dosaggio dell’Ormone Antimulleriano (AMH), il conteggio dei follicoli antrali mediante ecografia e altri esami ormonali. Tuttavia, è importante ricordare che la riserva ovarica descrive principalmente la quantità degli ovociti e non la loro qualità. Quest’ultima, va sottolineato, è strettamente legata all’età della donna e rappresenta uno dei fattori più importanti per il successo di una gravidanza naturale o di un trattamento di procreazione medicalmente assistita: anche gli ovociti invecchiano come il resto dell’organismo e quindi dopo gli “anta” possono perdere di qualità, presentare anomalie e rendere più difficile il concepimento o il proseguo della gestazione. Ma vediamo nel dettaglio cosa avviene.
Perché con l’avanzare degli anni gli ovociti si riducono in numero, ma perdono anche di qualità?
La diminuzione della fertilità femminile è il risultato di due fenomeni che procedono parallelamente: la progressiva riduzione del numero degli ovociti e il loro fisiologico invecchiamento. Dal punto di vista quantitativo, ogni mese una parte della riserva ovarica viene naturalmente consumata. Tale processo accelera dopo i 35 anni e diventa ancora più evidente dopo i 40, quando la disponibilità di follicoli diminuisce rapidamente. Sostanzialmente però questo può essere definito un problema “relativo”, poiché alla fine del concepimento basta un unico ovocita maturo! Più complesso e rilevante è invece il discorso qualitativo. Con il passare degli anni i gameti femminili accumulano alterazioni cellulari dovute all’invecchiamento fisiologico. In particolare, aumenta il rischio di errori durante la divisione cellulare (meiosi), il processo attraverso il quale gli ovociti maturano e si preparano alla fecondazione. Tali alterazioni possono determinare la formazione di embrioni con un numero anomalo di cromosomi (aneuploidie), che rappresentano una delle principali cause di mancato impianto, aborto spontaneo e riduzione delle probabilità di gravidanza, come hanno confermato nel tempo sia la pratica clinica che numerosi studi scientifici. Ecco perché una donna dopo i 40 anni può avere maggiori difficoltà a rimanere incinta, nonostante cicli regolari ed ovulazione. L’età non va trascurata neppure nella fecondazione assistita: influisce anche sulla risposta ovarica ai trattamenti di stimolazione. In presenza di una ridotta riserva ovarica, infatti, le ovaie possono produrre un numero inferiore di ovociti, rendendo necessario personalizzare il protocollo terapeutico. Non vanno infine dimenticati altri aspetti che possono accelerare il fisiologico invecchiamento ovarico, tra cui la predisposizione genetica, l’endometriosi, interventi chirurgici sulle ovaie, trattamenti oncologici, malattie autoimmuni, fumo di sigaretta e alcune esposizioni ambientali. Tuttavia, nella maggior parte delle donne il principale determinante della qualità ovocitaria rimane l’età anagrafica. È importante sottolineare che, ad oggi, non esistono terapie in grado di “ringiovanire” gli ovociti o invertire il naturale processo di invecchiamento ovarico. In tale contesto dunque valutare per tempo la propria riserva ovarica è importante, poiché consente di programmare con maggiore consapevolezza una gravidanza o, quando indicato, di prendere in considerazione strategie di preservazione della fertilità, come la crioconservazione degli ovociti.
Età avanzata e fertilità: a chi rivolgersi per diagnosi e trattamenti
Quando una gravidanza non arriva nonostante i tentativi, oppure si desidera conoscere il proprio potenziale riproduttivo in vista di una maternità futura, è importante rivolgersi a un centro specializzato nella medicina della riproduzione per una valutazione della situazione. È importante infatti prendere in considerazione non solo l’età anagrafica della futura mamma, ma anche la sua storia clinica, l’effettiva riserva ovarica, l’equilibrio ormonale e quando necessario, ulteriori approfondimenti diagnostici. L’insieme di queste informazioni permette allo specialista di individuare eventuali fattori che possono compromettere la fertilità e proporre un percorso realmente personalizzato. Presso la clinica Raprui è possibile trovare un team multidisciplinare di medici esperti in questo campo, ma anche tutte le strumentazioni tecnologiche all’avanguardia per una corretta diagnosi e l’eventuale percorso di fecondazione assistita o crioconservazione degli ovociti, laddove necessari. Tutto in un’unica sede, senza stress. Per maggiori informazioni e per prenotare una prima visita, basta cliccare qui.




