Il termine FIVET è l’acronimo della Fecondazione In Vitro, con Trasferimento dell’Embrione in utero e si riferisce ad una delle principali tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), impiegate ormai da decenni per offrire alle coppie infertili la possibilità di avere un bambino. Le percentuali di successo sono alte, anche se non sempre si ottiene un risultato positivo al primo tentativo, e ciò comporta ovviamente, ansie e dubbi. I motivi per cui questo accade sono diversi: la medicina riproduttiva e la tecnologia utilizzata per la diagnosi ed i trattamenti, non sempre bastano. Il corpo umano è come una “macchina” altamente sofisticata, ed i fattori coinvolti nel concepimento di un bambino sono talvolta difficili da analizzare se non ci si rivolge a degli esperti del settore, qualificati ed aggiornati, come i professionisti della clinica Raprui. Ecco tutto quello che occorre sapere al riguardo.

Cos’è la FIVET e quando si usa
Prima di parlare di FIVET e di percentuali di successo al primo tentativo, ogni coppia dovrebbe sapere bene di cosa si tratta e per quali disturbi della fertilità è indicata tale tecnica di PMA. La diagnosi precisa è imprescindibile per la scelta del trattamento e conseguentemente per il risultato positivo. In sintesi, la FIVET è un trattamento che prevede la fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo in una provetta. Ciò avviene in modo spontaneo. Ovvero i gameti vengono prelevati e lasciati interagire da soli, in vitro, in laboratorio (a differenza dell’ICSI in cui lo spermatozoo viene manualmente inserito nell’ovocita). Successivamente, dopo 3-5 giorni, l’embrione così ottenuto viene trasferito nell’utero della donna. In base all’anamnesi della coppia e ad altri parametri lo specialista in medicina riproduttiva può optare per tale procedura nei seguenti casi:
- Ostruzione o lesioni delle tube di Falloppio: quando, cioè, sono danneggiate a tal punto e non permettono il passaggio dell’ovulo fecondato, come può capitare con l’endometriosi o la PID, per fare degli esempi.
- Infertilità maschile di grado lieve: ovvero quando si è in presenza di una bassa conta spermatica o alterazioni morfologiche e di motilità non gravi (altrimenti si ricorre all’ICSI)
- Infertilità inspiegata: se, nonostante l’assenza di cause evidenti, la gravidanza non si verifica
- Fallimento di precedenti tentativi di inseminazione artificiale come la IUI
Esistono inoltre diverse varianti dei protocolli di FIVET, definiti lunghi, corti, a fresco o con gameti o embrioni crioconservati, omologa o eterologa. Ognuna di queste procedure va scelta in base al singolo caso, in un trattamento personalizzato. Variano le percentuali di successo, ma la vera differenza la fanno anche e soprattutto altri fattori, come la problematica di base, l’età della coppia ed in particolare della donna, lo stato di salute generale, eccetera.
FIVET, percentuali di successo al primo tentativo
Ovviamente una coppia che si appresta ad una FIVET desidera sapere quante possibilità ha di riuscire a raggiungere il sogno di genitorialità al primo tentativo. È lecito, poiché ci sono molte aspettative, costi, economici, emotivi e del tempo che passa. Si teme di non riuscire e soprattutto di trascinare questo percorso per molti anni. Fortunatamente le cose stanno cambiando in positivo, grazie a nuove acquisizioni scientifiche e a tecnologie sempre più sofisticate, ma ancora tale procedura non rappresenta una garanzia di successo per tutti e soprattutto non la prima volta che la si tenta. Le percentuali di successo della FIVET al primo tentativo, infatti, variano in base a diversi fattori, tra cui l’età della donna, la qualità degli ovociti e degli spermatozoi, e la presenza di eventuali patologie. Secondo i dati disponibili, le probabilità di gravidanza per ciclo sono:
- Donne sotto i 34 anni: circa il 38%
- Donne tra i 35 e i 39 anni: circa il 30%
- Donne tra i 40 e i 42 anni: circa il 16%
- Donne sopra i 43 anni: circa l’8%
È importante notare come questi dati si riferiscano alla probabilità di gravidanza per ciclo e non a quella cumulativa, che aumenta di volta in volta: dopo tre cicli la possibilità di successo può arrivare anche all’80%. Questo perché a mano a mano si possono ottenere maggiori informazioni sulla problematica e sulla diagnosi e al contempo optare per un protocollo diverso, se necessario. Oggi grazie alla crioconservazione dei gameti, non è più necessario effettuare la stimolazione ovarica ogni volta per prelevare gli ovociti: se al primo tentativo se ne ottengono un certo numero, alcuni vengono crioconservati per il futuro.
FIVET: risposte ai dubbi più comuni
Ovviamente i dubbi e le paure che le coppie possono esprimere in tali contesti sono sempre molti, difficili da sintetizzare. I più comuni sono comunque i seguenti.
Quante volte si può provare una FIVET?
Non esiste un numero predefinito: la scelta di procedere con ulteriori cicli dipende da vari fattori, tra cui l’età della donna, la qualità degli embrioni, e la risposta individuale al trattamento. È fondamentale discutere con il proprio medico per valutare la fattibilità e l’opportunità di ulteriori tentativi. Solitamente, comunque, dopo il terzo tentativo andato a vuoto si tende ad optare per altri trattamenti come l’ICSI o l’eterologa.
Perché non funziona? Da cosa può dipendere?
Le ragioni per cui un ciclo di FIVET può non avere successo sono molteplici e possono includere:
- Età avanzata della donna: con l’aumentare dell’età, la qualità e la quantità degli ovociti diminuiscono, riducendo le probabilità di un esito positivo.
- Problemi di qualità degli ovociti o degli spermatozoi: la scarsa qualità dei gameti (a prescindere dall’età), può compromettere la fecondazione e lo sviluppo dell’embrione.
- Anomalie uterine: presenza di fibromi, polipi o altre malformazioni che ostacolano l’impianto dell’embrione. Una buona diagnosi, però dovrebbe evidenziare a priori questa problematica.
- Infertilità inspiegata: in alcuni casi, nonostante l’assenza di cause evidenti, la gravidanza non si verifica.
Meglio la FIVET o l’ICSI?
Dipende dai casi. Non esiste un trattamento di PMA migliore degli altri, per tutti. La diagnosi approfondita deve suggerire il percorso più appropriato. Con la FIVET i gameti vengono messi in coltura insieme, in una provetta, lasciando che la fecondazione avvenga in modo naturale. Con l’ICSI, un singolo spermatozoo selezionato, viene iniettato direttamente nell’ovocita, una tecnica particolarmente utile in caso di problemi significativi nel liquido seminale. Scegliere una tecnica piuttosto che l’altra dipende dal problema di base, valutato dal medico specialista.
A chi rivolgersi?
È consigliabile rivolgersi a centri di PMA accreditati e con esperienza comprovata. In Italia, il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità, raccoglie e pubblica annualmente i dati relativi ai trattamenti di PMA effettuati nel paese. Consultare questi dati può aiutare a scegliere un centro con buone percentuali di successo, come la clinica Raprui, eccellenza nei risultati e nell’approccio umanizzato. Quest’ultimo è un aspetto molto importante. La FIVET è infatti anche un intenso percorso emotivo, di coppia, che non può prescindere dall’eventualità di un esito negativo. Presso Raprui è possibile ottenere un supporto psicologico mirato, sia individuale che di coppia, che può essere di grande aiuto per gestire le emozioni e prendere decisioni informate riguardo ai passi successivi. Per maggiori informazioni o un primo appuntamento, basta visitare il sito.




