La malattia infiammatoria pelvica (PID, dall’inglese Pelvic Inflammatory Disease) è una condizione spesso provocata da infezioni batteriche sessualmente trasmissibili, non curate, che può colpire gli organi riproduttivi superiori femminili, tra cui l’utero, le tube di Falloppio e le ovaie. Se non diagnosticata e trattata in tempo, può avere ripercussioni sulla salute della donna, anche dal punto di vista della fertilità. Purtroppo, i sintomi iniziali non sempre sono evidenti. Ecco, quindi, tutto quello che occorre sapere al riguardo, per riconoscerla, prevenirla e intervenire tempestivamente.

Malattia infiammatoria pelvica: cause, sintomi, cura

Malattia infiammatoria pelvica (PID): di cosa si tratta?

La PID è un’infiammazione acuta o cronica degli organi riproduttivi femminili, situati nel bacino, all’altezza della pelvi (da qui in nome). Negli Stati Uniti, si stima che colpisca ogni anno almeno un milione di donne, più comunemente nelle donne sessualmente attive, tra i 15 ed i 24 anni, fascia d’età particolarmente vulnerabile alle infezioni da IST. In generale, si parla di un’incidenza di nuove diagnosi, dell’ 1,5% ogni anno. La probabilità di sviluppare una malattia infiammatoria pelvica aumenta in presenza di rapporti intimi non protetti, partner multipli, o in seguito a manovre ginecologiche invasive. L’attenzione verso tale condizione è quanto mai necessaria, per le sue potenziali complicanze, talvolta gravi ed irreversibili, se non adeguatamente e prontamente curata. Queste possono essere:

  • Infertilità: fino al 20% delle donne con PID subisce un danneggiamento delle tube di Falloppio, che può complicare o inibire il concepimento di un bambino.
  • Gravidanza ectopica: le tube danneggiate possono impedire l’adeguato passaggio dell’ovulo, aumentando il rischio di impianto extrauterino, condizione potenzialmente letale.
  • Dolore pelvico cronico: infiammazioni e cicatrici interne possono causare sofferenza persistente e debilitante.
  • Ascessi tubo-ovarici: in casi rari, ma più gravi, si possono sviluppare raccolte purulente di liquido che necessitano di trattamento chirurgico.

Malattia infiammatoria pelvica: le cause

La causa principale della PID è la diffusione di batteri che riescono ad oltrepassare la cervice per arrivare all’utero e alle tube. Questa infezione avviene molto comunemente attraverso rapporti intimi non protetti con un partner infetto da una IST. I principali fattori di rischio dunque sono i seguenti:

  • Presenza di malattie sessualmente trasmissibili non curate ed in particolare, clamidia e gonorrea
  • Età giovane, all’inizio dell’attività sessuale
  • Numerosi partner
  • Utilizzo recente di dispositivi intrauterini (IUD), soprattutto entro 3 settimane dall’inserimento
  • Manovre ginecologiche invasive, come raschiamenti o biopsie endometriali
  • Precedente storia di PID, che aumenta la probabilità di recidive.

Va sottolineato: la malattia infiammatoria pelvica può subentrare anche dopo un parto, aborto o intervento chirurgico ginecologico, situazioni che favoriscono la proliferazione batterica e la risalita degli agenti patogeni oltre la barriera cervicale.

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Malattia infiammatoria pelvica: i sintomi da non trascurare

I sintomi della malattia infiammatoria pelvica, così come quelli della iniziale infezione, però purtroppo non sempre sono facilmente distinguibili, perché spesso lievi, o del tutto assenti, ma comunque non specifici. Ciò rende la diagnosi precoce difficile. Non di rado, viene scoperta in seguito ad indagini per infertilità. Per tali motivi è bene conoscere i potenziali campanelli d’allarme, che possono essere i seguenti:

  • Dolore pelvico o addominale persistente, talvolta bilaterale
  • Dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia)
  • Perdite vaginali anomale, abbondanti e/o maleodoranti
  • Febbre (oltre i 38°C), nella fase iniziale
  • Sanguinamenti intermestruali o dopo i rapporti intimi
  • Minzione dolorosa o frequente, come in presenza di una cistite.

In caso di uno o più di questi sintomi, è importante rivolgersi a un ginecologo per sottoporsi ai dovuti accertamenti: tamponi vaginali e cervicali, ecografia pelvica, esami del sangue o laparoscopia diagnostica. La diagnosi precoce, rappresenta la migliore opzione per evitare complicazioni!

Malattia infiammatoria pelvica: come si cura e cosa fare in caso di infertilità?

Ed una volta ottenuta la diagnosi di PID che cosa si può fare? Prima di tutto va avviato un trattamento farmacologico combinato, mirato ad eliminare i principali agenti patogeni, tra cui la clamidia e la gonorrea. Ovviamente previa prescrizione medica. A tale scopo si impiegano antibiotici orali come la doxiciclina ed il metronidazolo. Se i sintomi sono gravi, la donna è incinta o si sospetta un ascesso, può essere necessaria una terapia endovenosa in ospedale. In tali situazioni è necessaria l’astensione dai rapporti intimi, fino al termine della cura, ed il trattamento contemporaneo del partner per evitare recidive. Una diagnosi e un trattamento tempestivi sono fondamentali per evitare le complicanze a lungo termine.

PID e infertilità: cosa fare?

Se la PID ha compromesso la fertilità, esistono comunque delle soluzioni. In caso di danni tubarici severi o occlusioni, la fecondazione in vitro o FIVET rappresenta l’opzione più indicata. Di contro, se la situazione lo consente, si può optare per la microchirurgia, finalizzata al ripristino della pervietà delle tube, anche se con minori probabilità di successo. È fondamentale in questi casi, affidarsi a centri specializzati in medicina della riproduzione, che possano valutare le condizioni individuali e proporre il percorso più adatto. La clinica Raprui rappresenta una delle eccellenze italiane in questo campo. Per un appuntamento e ricevere maggiori informazioni, basta visitare il sito. Qui i contatti.

 

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