Tra tutte le fasi di un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), sono importanti e particolarmente delicate, ma quello dell’Embryo Transfer, è sicuramente tra i più emozionanti, con la sua carica di ansie ed aspettative. Dopo settimane o mesi di esami, stimolazione ovarica, pick-up ovocitario e lavoro in laboratorio, è il momento in cui l’embrione viene trasferito nell’utero, quello del contatto, dell’inizio di una possibile gravidanza. Ma che cosa succede esattamente quel giorno? Fa male? Quanto dura? Bisogna rimanere a riposo dopo la procedura? Conoscere le risposte in anticipo a tali interrogativi è il desiderio di tutte le future mamme, ed è importante, per permettere loro di affrontare la procedura con la dovuta serenità: è semplice e poco invasiva, ma fondamentale. Ecco, dunque, cosa occorre sapere al riguardo.

Embryo Transfer, un giorno importante nella PMA
L’Embryo Transfer (ET) è la procedura attraverso cui uno o più embrioni vengono trasferiti nella cavità uterina mediante un sottile catetere. È una fase della fecondazione in vitro, che può essere preceduta da FIVET o ICSI. Nel caso della FIVET, ovocita e spermatozoi vengono messi a contatto in laboratorio; con la ICSI, invece, un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita. Dopo la fecondazione, gli embrioni vengono coltivati e monitorati in laboratorio per individuare quelli idonei al trasferimento. Ulteriori valutazioni degli specialisti in medicina riproduttiva stabiliranno il momento del trasferimento in utero. Questo può avvenire pochi giorni dopo il prelievo ovocitario (3-5), oppure in un momento successivo, nel caso di un transfer di embrioni congelati (FET, Frozen Embryo Transfer). In quest’ultimo caso l’embrione viene crioconservato, generalmente mediante vitrificazione, e trasferito in un ciclo successivo, naturale o stimolato farmacologicamente. Quale è il momento giusto? Dipende da numerosi fattori:
- sviluppo e qualità dell’embrione
- caratteristiche dell’endometrio
- quadro clinico della paziente
- strategie personalizzate e definite dal team di PMA.
Il transfer è quindi il risultato di un percorso che coinvolge ginecologo, biologo ed embriologo: non è un evento isolato, ma il punto di incontro tra preparazione dell’utero, qualità embrionale e competenze cliniche e di laboratorio.
Il giorno del trasferimento dell’embrione in utero: cosa succede?
Il transfer dell’embrione nella maggioranza dei casi non richiede una particolare preparazione. È comunque importante che la paziente vi arrivi seguendo le indicazioni ricevute dallo specialista, soprattutto in relazione ai farmaci prescritti come il progesterone o altre terapie necessarie a sostenere l’endometrio. Può essere richiesto di presentarsi con una vescica moderatamente piena, che permette una più facile visualizzazione dell’utero attraverso l’ecografia transaddominale, cosa che aiuta il medico a posizionare correttamente il sottile catetere attraverso il quale sarà poi trasferito l’embrione, precedentemente selezionato. Ovviamente, prima della procedura vengono generalmente verificati i dati della paziente, il numero e la qualità degli embrioni disponibili e il consenso al trattamento. Alla paziente basta accomodarsi sul lettino ginecologico. Qui, il medico inserisce uno speculum per visualizzare il collo dell’utero e introduce il catetere attraverso la cervice fino alla cavità uterina. Il trasferimento viene dunque generalmente eseguito sotto guida ecografica: l’embrione viene rilasciato ed il catetere, delicatamente estratto viene poi controllato in laboratorio per verificare che il transfer sia effettivamente avvenuto. Il tutto dura pochissimi minuti, anche se la permanenza complessiva in ambulatorio/ clinica può essere più lunga per le attività preparatorie, i controlli e le indicazioni finali. Solitamente non è necessaria un’anestesia, poiché la procedura è indolore: alcune donne riferiscono un leggero fastidio simile a quello di una visita ginecologica, altre lievi crampi.
Trasferimento dell’embrione, cosa fare dopo e quanto aspettare?
Cosa fare nelle ore e giorni successivi al transfer? Le evidenze cliniche e le linee guida sottolineano come il riposo a letto prolungato non sia necessario: si possono riprendere le proprie attività quotidiane, seppur evitando attività fisiche particolarmente intense. Ma ogni caso è a sé stante e quindi è sempre importante seguire le indicazioni dello specialista, soprattutto se ci sono terapie farmacologiche. Crampi lievi, tensione al seno, perdite o sensazioni simili a quelle premestruali possono talvolta presentarsi, ma dipendono anche e soprattutto dai farmaci utilizzati, ed in particolare dal progesterone. Non sempre ci sono sintomi. Il periodo di attesa per fare il test di gravidanza e sapere se l’embrione si è annidato? Lo stabilisce il medico, in base allo stadio embrionale e al protocollo seguito; in genere si tratta di 10-14 giorni al massimo.
L’importanza di affidarsi ad un centro di PMA qualificato
Il giorno dell’Embryo Transfer può durare pochi minuti, ma dietro quei minuti c’è un percorso complesso che coinvolge diagnosi, stimolazione, medicina della riproduzione, embriologia e tecnologie di laboratorio. Per questo la qualità del centro di PMA è un elemento importante, per garantire una strategia personalizzata, aggiornata alle ultime linee guida e conoscenze scientifiche, nonché l’impiego di tecnologie all’avanguardia. Per chi si rivolge alla PMA, orientarsi tra FIVET, ICSI, blastocisti, transfer fresco e transfer congelato può sembrare complicato. Avere al proprio fianco un’équipe capace di spiegare ogni passaggio significa poter affrontare il percorso con maggiore consapevolezza, sapendo non soltanto che cosa viene fatto, ma soprattutto perché viene scelto. Raprui è una clinica per la fertilità specializzata nella PMA, che opera da anni in Italia e garantendo tutti questi aspetti. Per maggiori informazioni basta visitare il sito e prendere un appuntamento per una prima consulenza. Qui.




