Si può rimanere incinta con una bassa riserva ovarica? La missione non è impossibile, sia in modo naturale che attraverso tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente assistita). Importante è però comprendere bene il problema, per affrontare il percorso verso la maternità con consapevolezza. La riserva ovarica è indicativa della capacità delle ovaie di sviluppare ovuli maturi e sani da rilasciare in ogni ciclo mestruale al fine del concepimento. In pratica può essere definita come la rappresentazione concreta della quantità e qualità degli ovuli rimanenti in una donna (poiché non sono infiniti, ma di un numero predeterminato). Avere una riserva ovarica bassa -o diminuita- significa dunque avere più difficoltà a concepire un bambino, ma non è sinonimo diretto di sterilità. Del resto per rimanere incinta basta solo un ovulo! Ecco tutto quello che occorre sapere e fare al riguardo.

Riserva ovarica bassa, di cosa si tratta?
Una bassa riserva ovarica è significativa di una riduzione del numero di ovuli disponibili nelle ovaie, tale da influenzare negativamente le possibilità riproduttive nel genere femminile. Questo accade perché le donne nascono con un numero predefinito di ovuli che diminuisce nel tempo, e non se ne formano di nuovi (a differenza di come accade per gli spermatozoi negli uomini). Per alcune tale diminuzione avviene precocemente o più rapidamente da quanto previsto per la loro età, per altre è un declino fisiologico che conduce alla menopausa in media a 52 anni. In genere dai 31 anni in poi la riserva ovarica inizia a ridursi più rapidamente e con questa la sua fertilità, con un’accelerazione ulteriore dopo i 35-40 anni. Non solo: con l’età anagrafica avanzata e dunque con l’invecchiamento fisiologico, diminuisce anche la qualità degli ovuli.
Riserva ovarica bassa, come si fa la diagnosi
Esistono diverse indagini diagnostiche atte ad individuare una riserva ovarica bassa e spesso si usano in combinazione. Tra le analisi del sangue è determinante la misurazione dei livelli di ormone antimulleriano (AMH): se sono bassi, la riserva ovarica è ridotta, poiché sono indicativi del numero di follicoli rimanenti (che lo producono). Utile anche il dosaggio dell’ormone follicolo-stimolante (FSH): livelli alti misurati all’inizio del ciclo mestruale, possono essere suggestivi del problema, poiché significa che l’organismo ne produce maggiormente per stimolare i follicoli. Derimente anche l’ecografia, specifica per la conta dei cosiddetti follicoli antrali, ovvero quelle piccole sacche presenti nelle ovaie, che contengono gli ovuli immaturi. Da evidenziare: questi test valutano la quantità di ovuli, mentre la loro qualità è sostanzialmente correlata all’età. Una bassa riserva ovarica è dunque provocata essenzialmente dall’invecchiamento, ma esistono anche altri potenziali cause, come fattori genetici, precedenti interventi chirurgici che possono aver danneggiato le ovaie, trattamenti medici come la chemioterapia o la radioterapia, condizioni come l’endometriosi o le infezioni pelviche. Non sempre è possibile identificare una causa specifica.
Riserva ovarica bassa, si può rimanere incinta?
Concepire un bambino in modo naturale anche se si ha una riserva ovarica bassa è possibile, benché complicato. Come non pensare alle donne over 40 che non vedono arrivare il ciclo mestruale e pensano ad un inizio di menopausa per poi ritrovarsi con un test di gravidanza positivo? Del resto per rimanere incinta basta solo un ovulo! La differenza spesso sta nella qualità del gamete. Le under 35 con bassa riserva ovarica, ma ovulazioni regolari, di fatto hanno le stesse possibilità di quelle con una fisiologica riserva. Questo in genere accade perché alla loro età, quell’unico ovulo rilasciato con l’ovulazione è di buona qualità. Con il passare dell’età anche questa diminuisce insieme al numero, e tutto diventa più difficile. È importante in questi casi consultare prontamente uno specialista per la fertilità, per non perdere ulteriore tempo ed ottenere una diagnosi personalizzata e ricevere consigli sul come procedere per ottenere un concepimento naturale o con fecondazione assistita.
Riserva ovarica bassa e riproduzione assistita
Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) possono rappresentare spesso la soluzione per le donne che cercano una gravidanza ed hanno difficoltà ad ottenerla a causa della riserva ovarica ridotta. La fecondazione in vitro è in genere l’opzione preferibile. Si procede spesso con una stimolazione ovarica in grado di produrre più ovuli maturi da prelevare, e poi si fecondano gli stessi in laboratorio, ponendoli in una provetta con i gameti maschili. Gli embrioni risultanti vengono poi trasferiti nell’utero. È importante che il piano di trattamento sia fortemente personalizzato, soprattutto in relazione alla stimolazione ovarica controllata.
In seconda battuta, in caso di insuccessi ripetuti o problemi nei gameti maschili è possibile procedere con la ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica degli Spermatozoi). L’efficacia della IUI (inseminazione intrauterina) è decisamente inferiore rispetto alle altre procedure, nei casi di riserva ovarica bassa, ma anche questa può essere un’opzione. Dipende sempre dai singoli casi e dalla valutazione dello specialista. In estrema ratio, si può infine ricorrere all’ovodonazione. Per avere maggiori possibilità di successo, è sempre utile utile rivolgersi ad un centro per la fertilità qualificato e di comprovata esperienza, come Raprui. Qui è possibile essere seguiti dall’inizio alla fine del percorso verso la genitorialità: dalla diagnosi di riserva ovarica ridotta fino alla nascita dell’eventuale bambino. Qui tutti i contatti per maggiori informazioni e per prendere un appuntamento.




